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2 luglio 2003

Borse di speranza

Qualche mese fa nasceva questa pagina, con l’intento di sensibilizzare gli studenti, quell’élite culturale che un domani sarà chiamata a decidere doveQualche mese fa nasceva questa pagina, con l’intento di sensibilizzare gli studenti, quell’élite culturale che un domani sarà chiamata a decidere dove e come condurre questa società, sulle tematiche della globalizzazione, dello sviluppo sostenibile, dei diritti fondamentali, della cultura del dialogo e dell’apertura.
Problematiche che si spegnevano nel silenzio del disinteresse della platea universitaria, e devo confessarvi che mi sgomentava la percezione di un’università preoccupata a nominare dottori e non a formare persone e personalità, mi avviliva sapere che migliaia di persone sarebbero uscite dagli anni di questa esperienza inconsapevoli del mondo che li circonda, compressi nei ristretti interessi di una vita al di fuori della storia, senza che mai li abbia sfiorati il pensiero che grava su di noi la responsabilità di ciò che sarà il futuro.
Rallegra il mio cuore vedere che qualcosa è cambiato. Si moltiplicano le conferenze e i dibattiti su questi temi. Ma soprattutto mi fa piacere l’iniziativa promossa in questi giorni dal consiglio degli studenti e sottoscritta da gran parte delle associazioni attive all’università, di proporre al Magnifico Rettore l’istituzione di cinque borse di studio da destinare a studenti di pesi poveri del sud del mondo e di altre due da destinare a uno studente palestinese ed ad uno israelita.
Mi piace già immaginarli camminare e discutere amichevolmente per i corridori, mi immagino già le loro facce tristi, fratelli nello stesso dolore, o radiose di gioia al sapere gli sviluppi della questione mediorientale, soprattutto mi piace immaginare che non si riconoscano tra loro, e che non lo faccia l’università attorno, come il palestinese e l’israelita, ma semplicemente come due persone che la vita o il destino ha affiancato per un tratto di strada.

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