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2 luglio 2003

Gli Arbershe…e la vita è tradizione

Facciamo un viaggio a ritroso nel tempo fermandoci agli ultimi decenni del 1400, quando l’Albania,
devastata dall’invasione turca, vede forse i primiFacciamo un viaggio a ritroso nel tempo fermandoci agli ultimi decenni del 1400, quando l’Albania,
devastata dall’invasione turca, vede forse i primi esodi albanesi in terra italiana. L’insediamento di
questo popolo non è dei più felici. Ma la storia scorre e gli albanesi pian piano si organizzano in comunità che ancora oggi portano il nome di Arbershe e la regione occupata,spezzettata tra Calabria, Campania, Molise, Basilicata, Puglia e Sicilia è l’Arberia. Sono trascorsi cinquecento anni, ma le tradizioni sono ancora vive e praticate grazie alla trasmissione secolare di padre in figlio, avvenuta particolarmente attraverso i canti, che accompagnavano i momenti della vita quotidiana. Le note scandivano il lavoro nei campi, lo svago e il ritrovo popolare nella gjtania,(la piccola piazza del paese),le feste di famiglia, i banchetti nuziali e le veglie funebri. Patrimonio di questo popolo,ancora oggi ammirabile,è la svariata serie di abiti da donna, molto preziosi per massicce decorazioni d’oro, indossati in tempo di festa e anche in giorni di normale vita quotidiana. Le donne anziane sono forse l’ultima testimonianza dal vivo di queste preziosità: tonde: matriarcali, ma fieramente dignitose di coprirsi con ricchi strati di storia popolare. Canti e danze in costume caratterizzano le feste Arbershe.
Sono la Primavera degli Italo Albanesi a Santa Sofia d’Epiro in maggio, il festival della canzone Arbershe a S.Demetrio Corone in agosto e il festival del canto d’improvvisazione e danze a Civita dove si esibisce uno dei gruppi folk più importanti,gli Avulli. Tutto ciò avviene in Calabria. Accanto alle feste, un evento da non perdere molto legato al costume,è la cerimonia nuziale celebrata come una volta. E’ un emozionante rituale e coinvolge tutti i presenti:gli sposi portano sul capo corone di fiori che simbolicamente vengono incrociate per tre volte dal prete e i testimoni, lo stesso avviene con gli anelli, poi tre giri per la chiesa a mò di corteo, l’assaggio di un dolce tipico che gli sposi mordono tre volte e alla fine dei sorseggi di vino, il bicchiere nuziale viene frantumato perché nessuno
possa dividere ciò che di divino è stato unito.

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