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10 luglio 2003

L’educatore professionale di Scienze dell’Educazione

All’interno del quadro delle professioni sociali la figura dell’educatore professionale si trova a vivere sicuramente una situazione di grande precariAll’interno del quadro delle professioni sociali la figura dell’educatore professionale si trova a vivere sicuramente una situazione di grande precarietà ed incertezza. Alla luce del decreto 520/98 infatti, il titolo di “Educatore Professionale” conseguito presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione non è riconosciuto tra quelli abilitanti all’esercizio di tale professione nella Sanità pubblica. Se ci spostiamo poi sul versante sociale, si riscontra la mancanza di una precisa collocazione e definizione che rischia così di vedere compromessa l’identità dell’educatore professionale. Controcampus si impegnerà, in futuro, a fornire tutte le eventuali informazioni necessarie per far luce sulla questione e soprattutto per svegliare le coscienze di tutti, a cominciare da quelle degli studenti affinché si attivino per vedere riconosciuti i propri sacrifici. La presa di coscienza deve coinvolgere anche gli stessi professori che non hanno mai denunciato tale situazione che dura da circa dieci anni! Ci si interroga se tale mancanza sia dovuta ad una disinformazione da parte di questi o ad “un’omertà” dettata dalla necessità di salvaguardare la propria posizione. Non vogliamo qui emettere alcuna sentenza, non è il luogo adatto, né tanto meno sarebbe utile farlo. Occorre infine, sensibilizzare soprattutto la Regione che attraverso l’attivazione di corsi di 600 o 1200 ore provvede alla formazione di nuovi soggetti operanti nei servizi educativi, con denominazioni differenti (educatore di comunità, animatore di strada, operatore socio-sanitario), non tenendo conto dell’esistenza della figura dell’educatore professionale che presenta sicuramente un percorso formativo più completo e professionale. Di quest’ultima situazione, a farne le spese, sono non solo gli studenti che fanno sacrifici e pagano le tasse, ma anche persone svantaggiate, con disagi che non trovano il necessario supporto in servizi sociali che si presentano così inadeguati in quanto poco rispondenti ai bisogni di un’utenza che richiede personale con reali competenze e professionalità.

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