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2 luglio 2003

Mamma, ho perso l’appello!

In una eventuale gara inter- universitaria tra gli studenti dell’ateneo su chi studia in maniera meno agevole, quest’anno gli iscritti a lingue, per uIn una eventuale gara inter- universitaria tra gli studenti dell’ateneo su chi studia in maniera meno agevole, quest’anno gli iscritti a lingue, per utilizzare un gergo da competizione, partono in “pole- position”. Trascurando, in questo momento, le lamentele di chi al primo giorno di corsi si ritrova a seguire professori che spiegano in lingua straniera dalla prima all’ultima parola, sono davvero paradossali, in particolare, le condizioni degli studenti in sede d’esame, soprattutto al confronto dei loro colleghi delle altre facoltà. Un primo sforzo d’esame per i primi giunge già al momento della prenotazione: a mano, in guardiola, al termine di una estenuante fila. Le vere difficoltà, però, sono altre. “Ben vengano anche mille prenotazioni a mano e mille file- confessano alcune studentesse di lingue- ma a noi ciò che crea problemi è che di appelli ce ne sono pochissimi.” Ci siamo informati e, in effetti, a lingue ci sono solamente tre sessioni d’esame all’anno: giugno- luglio; settembre; metà gennaio – inizio febbraio. E’ una situazione, questa, oggettivamente insostenibile per la maggior parte degli studenti della facoltà, e alcuni tra i docenti stessi spiegano che è molto difficile, così, offrire la possibilità agli alunni di colmare le proprie eventuali lacune, sempre che si voglia dare all’esame un valore diverso da quello di semplice e sterile “banco prova”. Non siamo stati i soli, né i primi, comunque, a caricarci sulle spalle le proteste degli “sfortunati”. Il 29, 30 e 31 ottobre i ragazzi di Azione Universitaria hanno raccolto 644 firme tra gli studenti di lingue al fine di portare in Senato Accademico a fine novembre la proposta di aumentare a quattro il numero degli appelli, inserendone un’ulteriore tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, o comunque inserire nuovi appelli nel corso dell’anno. La proposta era stata già portata in Consiglio di Facoltà dai consiglieri degli studenti e rigettata nel silenzio. Il lavoro dell’associazione, stavolta, è stato accolto con buon entusiasmo dall’intero ambiente e adesso la parola passa nelle mani dei docenti della facoltà e in particolare in quelle della preside D’Amelia. Gli studenti di lingue confidano in un “aiuto dall’alto”, noi, nell’intelligenza e nei buoni propositi di chi l’università, prima che viverla, deve renderla il più funzionale e più a misura di studente possibile.

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