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2 luglio 2003

Ottobre consiglia: uno sguardo al passato

Il 12 settembre 2001 é stato il giorno delle lacrime, degli aerei che impattano infinite volte grandi colossi di cemento ridotti poi in cenere; é st Il 12 settembre 2001 é stato il giorno delle lacrime, degli aerei che impattano infinite volte grandi colossi di cemento ridotti poi in cenere; é stato soprattutto il giorno della retorica e dei proclami di vendetta. Dopo un anno e una guerra non del tutto indolore, viene proiettato un film, da subito tacciato di antiamericanismo, all’annuale mostra del cinema di Venezia. 11 registi hanno diretto, 11 diversi film della durata di 11 minuti, 9 secondi ed 1 fotogramma: 11-09-01, una data che é stata impressa anche nella durata dei cortometraggi. 11 schegge che hanno riflesso e restituito l’Evento in maniera differente, lontano dalla versione “ufficiale” degli altri media. C’é la tragedia vissuta dalla madre di un presunto attentatore, poi invece dichiarato eroe; una maestra iraniana che spiega l’accaduto ai piccoli alunni; l’episodio molto toccante di una sordomuta a New York, che non sente il fragore del crollo, ma ne vede solo gli effetti sul compagno che torna miracolosamente a casa, bianco di polvere come un fantasma; ed ancora il semplice, ma efficace messaggio del regista egiziano Chahine, che afferma che l’America nel difendere i suoi valori di libertà, deve distruggere quella degli altri popoli. Episodi migliori quelli del messicano Gonzàlez, nel quale fotogrammi dei disperati che si lanciarono nel vuoto per trovare scampo dalle fiamme, si alternano a minuti di buio, come in opposizione alla sovraesposizione operata dalla tv. C’é inoltre l’agghiacciante cameo di Ken Loach, fondato sul parallelismo proposto da un esule cileno fra l’11 settembre americano e quello cileno del ’73, quando gli Usa di Kissinger appoggiarono con le armi il golpe contro Allende, presidente democraticamente eletto e barbaramente ucciso; anche la tragedia della guerra civile in Jugoslavia trova spazio, ribadendo che le sciagure della guerra accomunano tutti, ma che non bisogna perdere il senso della propria vita; per Sean Pen, la delicata metafora di un fiore che riprende a vivere quando rivede il sole dopo il crollo della prima torre. C’é però posto anche allo sguardo ingenuo di un gruppo di bambini che, insegue un improbabile Bin Laden per catturarlo e riscuotere la taglia. Assolutamente da non perdere, per riflettere da un’angolazione diversa, su una pagina di storia che é solo un “sintomo” degli intoppi di un sistema ritenuto perfetto.

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