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10 luglio 2003

Part-time: Lavorando si impara

La condizione di lavoratore part-time è spesso una condizione che diviene parte integrante e, allo stesso tempo, elemento di definizione dello status La condizione di lavoratore part-time è spesso una condizione che diviene parte integrante e, allo stesso tempo, elemento di definizione dello status di studente universitario. Ogni studente che si rispetti, infatti, avrà, almeno una volta, provato a cimentarsi in qualche lavoretto che gli consentisse, da una parte, la possibilità di provare l’ebbrezza di sentirsi economicamente indipendente, dall’altra, la possibilità di sentirsi adulto a pieno titolo perché inserito, in qualche modo, nel circuito lavorativo. Così accade sempre più spesso che gli studenti, invece di rivolgersi altrove, decidano di mettere, i propri ritagli di tempo, a disposizione della stessa Università, scegliendo di inserirsi nel circuito del cosiddetto part-time istituzionalizzato. L’Università, infatti, prevede la possibilità che gli studenti si inseriscano, con funzioni di supporto, nelle varie aree didattiche e amministrative dislocate nel campus, dando loro l’opportunità di svolgere un lavoro non troppo lontano dal proprio ambiente abituale, associandone, come paga, un compenso che non dispiace affatto. Ma vediamo dettagliatamente in cosa consiste.
Per accedere al concorso del part-time si considerano fondamentali alcuni presupposti: è necessario appartenere alla prima ottava, ovvero alla prima fascia di reddito tra le otto previste, così come risulta dall’autocertificazione; è necessario aver conseguito i 25 degli esami previsti dal piano di studi dell’anno accademico precedente ed inoltre la possibilità di presentare domanda è valida fino al primo anno fuori corso del proprio percorso accademico. Accertati tali requisiti lo studente può partecipare al concorso e sperare di aver accesso alle 150 ore lavorative, distribuite secondo i criteri e le necessità dell’area amministrativa o didattica verso cui si presta servizio, e sperare inoltre che il compenso stabilito giunga il prima possibile. Chiaro e lampante, direbbe qualcuno ed in effetti le modalità di accesso e la strutturazione del part-time si compongono in maniera tale da ridurre al minimo la possibilità che insorga confusione. Eppure per alcuni studenti, per quelli che dal vecchio ordinamento decidono di passare al nuovo, l’elemento chiarezza finisce per diventare, paradossalmente, meno chiaro. “E continuano a presentare domanda anche quando non dovrebbero” ci informa il dott. Ruggero dell’ufficio Diritto allo studio. “La questione e che i ragazzi pur passando al nuovo ordinamento continuano a rimanere legati al vecchio, a quella prima iscrizione che ha sancito l’inizio del loro percorso accademico. Mettiamo, per intenderci, che un ragazzo, iscritto, con il vecchio ordinamento, al terzo anno accademico di un piano di studi quadriennale, passando al nuovo ordinamento si ritrovi iscritto al secondo anno, non può più presentare domanda. La validità di accesso al part-time, infatti, è valida fino al primo anno fuori corso, e lo studente in questione si ritroverebbe già al secondo anno fuori corso. Gli studenti dovrebbero fare solo un po’ più d’ attenzione” conclude Ruggero. E già, solo un po’ più d’attenzione ma è anche vero che quando in ballo ci sono 680 mila euro è facile che all’attenzione sfugga qualche piccolo particolare. Mi viene da pensare a questo punto che se è solo questo, il denaro cioè, che spinge gli studenti a dedicare 150 ore del loro tempo al part-time accademico, questo, in sostanza, non è molto diverso dal part-time ricercato altrove. ”Non è forse così dott. Ruggiero?” ”No, non dovrebbe essere così -ci dice Ruggiero- la motivazione per cui è nato il part-time universitario è quella di permettere agli studenti di possedere una conoscenza approfondita sui percorsi burocratici e amministrativi dell’Università di cui molto spesso si ignorano le funzionalità. Ma c’è di più per il nuovo anno accademico il part-time risulterà ristrutturato, chiunque vinca il concorso verrà indirizzato a prestare servizio in quelle aree, amministrative o didattiche, affini al proprio percorso di studi”. A garanzia che il part-time non sforni solo esperti di macchine fotocopiatrici.

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