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2 luglio 2003

Soli, ma in compagnia di noi stessi

Il problema è attuale ed estremamente reale, già a vent’anni siamo incapaci di stare soli, lo dimostrano le statistiche: oggi sono più i giovani degliIl problema è attuale ed estremamente reale, già a vent’anni siamo incapaci di stare soli, lo dimostrano le statistiche: oggi sono più i giovani degli anziani a soffrire di solitudine. Il paradosso sta nel fatto che proprio i giovani, “abitanti” del villaggio globale, dove in qualsiasi momento è possibile collegarsi o telefonare a qualcuno, non riescono ad essere liberi e sicuri con se stessi. Sarebbe opportuno, quindi, conoscere meglio questa “emozione”, questo sentimento che riguarda ognuno di noi. E’ necessario precisare come la solitudine sia un elemento naturale nella vita dell’uomo: siamo soli nel profondo del sonno, siamo soli quando prendiamo le decisioni più importanti della nostra vita…
E’ anche vero, però, che la maggior parte delle persone vive la solitudine come una sofferenza, un vuoto da colmare, un ostacolo da superare per entrare a far parte della società, per essere accettati. Nella sua accezione negativa la parola solitudine è sinonimo di isolamento ed emarginazione, ma nel suo significato positivo, ovvero quello legato all’etimologia del termine, sta ad indicare una persona che è completa in sé, che forma tutto da sé. Quindi considerare quest’aspetto positivo, significa riuscire a costruire qualcosa di grande, di unico e nascosto dentro di noi, che vuole essere scoperto, e magari riuscire ad apprezzare quei momenti in compagnia di noi stessi.

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