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2 luglio 2003

Un vuoto esistenziale che si trasforma in violenza

Belli, alti, magri, anzi magrissimi…Questi sono i modelli veicolati ininterrottamente dai media, che rimbalzano tra le nostre mura domestiche “colpendBelli, alti, magri, anzi magrissimi…Questi sono i modelli veicolati ininterrottamente dai media, che rimbalzano tra le nostre mura domestiche “colpendo” milioni di adolescenti, e non solo. Ragazzi e ragazze, vittime del grande mito consumistico che valorizza l’immagine: bisogna essere belli per avere successo ed essere accettati dalla società, dove essere belli significa essere magrissimi. Così molti giovani ipnotizzati dai “belli” della tv, ne fanno un obiettivo, fino ad entrare in quel circolo vizioso da cui è difficile uscire: l’Anoressia.
Un male “nuovo”, ma solo perché non se ne è mai parlato. I manuali di psichiatria definiscono questa malattia come “il rifiuto di mantenere il proprio peso corporeo al di sopra del minimo relativo al tipo di costituzione; una patologia che colpisce la psiche e ha gravi conseguenze sul corpo”.
Partendo da questo presupposto le restrizioni aumentano, fino a deteriorare completamente l’organismo e arrivare alla morte. I dati ufficiali dei centri specializzati sono inquietanti: circa 80mila ragazze in Italia soffrono di anoressia; a questi dati si aggiungono, in quest’ultimo periodo, anche casi di ragazzi anoressici, ad indicare che la malattia è in espansione e può colpire chiunque. Ma uno spiraglio di luce s’intravede: l’anoressia è una malattia che porta alla morte, ma dalla quale si può anche uscire.

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