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2 luglio 2003

Uno sbaglio italiano: il mito Agnelli.

Il giorno 8 novembre di quest’ anno la Fiat ha dichiarato che il 26% degli operai e l´11% degli impiegati ovvero 8100 “vite” risultano in esubero per Il giorno 8 novembre di quest’ anno la Fiat ha dichiarato che il 26% degli operai e l´11% degli impiegati ovvero 8100 “vite” risultano in esubero per i fini produttivi dell’azienda. In questi giorni, esperti in economia e finanza si riuniscono per dare una soluzione dignitosa alla vita di queste persone. Si prevede un´iniziale cassa integrazione che dovrebbe partire il 2 dicembre per tutti, per poi sperare in un futuro più roseo nelle casse Fiat per poter reintegrare il solo 50% dell´”esubero”, fermo restando che ci saranno 4050 disoccupati. Per tentare di capire le origini di questo disastro bisogna andare a ritroso nel tempo. L´avvocato, G. Agnelli, pur essendo di diritto il successore non si era mai interessato seriamente della gestione economico-amministrativa dell’azienda torinese, infatti solo nel 1966 diventa presidente dell´azienda, occupando il posto di Valletta che aveva gestito la Fiat per ben 20 anni, ossia da quando Giovanni senior aveva lasciato il posto di Presidente. L´amministrazione condotta da Agnelli junior si avvalse della collaborazione di Cesare Romiti il quale propose di incentrare la politica della Fiat sulla “Diversificazione” trasformando la Fiat in una “conglomerata” i cui interessi spaziavano in diversi campi (CALCIO, villaggi turistici, assicurazioni…). La Fiat vive solo negli anni 80 un periodo d´oro grazie all´ottimo lavoro svolto dall´ing. V. Ghidella che con la realizzazione della utilitaria, Fiat Uno (auto dell´anno ´83), portò la Fiat a dei guadagni esorbitanti passando da un utile di 422 miliardi di lire nel 1980 ad un utile di 5321 miliardi di lire nel 1988. Visto il successo di quegli anni la Ford mostrò interesse per la Fiat e propose una fusione che avrebbe decretato la spartizione del mercato mondiale tra le case automobilistiche. Il protagonista di questa fusione sarebbe stato Ghidella il quale voleva, a differenza di Agnelli e Romiti, puntare alla specializzazione, concentrando tutte le forze dell´azienda unicamente nel settore auto, promuovendo e investendo i finanziamenti nella ricerca su materiali, stili, modelli innovativi e concorrenziali, lasciando la Juve, e i villaggi di divertimento, a chi di competenza. La trattativa fallì a causa di queste divergenze e ciò provocò le dimissioni dell´ing. Ghidella. Le tristi statistiche che si susseguono alle dimissioni ci portano a conoscenza che la Fiat ha destinato alla ricerca gli investimenti più irrisori tra tutti i colossi dell´industria automobilistica mondiale ma anche delle aziende più piccole. Negli anni ´90 inizia la crisi della Fiat ciò nonostante la linea politica non cambia e non è presa in considerazione nessuna fusione o alleanza con altre aziende. Con l´avvento di Paolo Fresco, anche se con clamoroso ritardo, la Fiat cerca e trova un partner di rilevanza internazionale la General Motor. Tra gli accordi con la casa americana uno è di particolare rilevanza ossia l´opzione PUT che prevede l´obbligo di acquisto della Fiat dalla General Motor, questo accordo decadrebbe se lo stato dovesse venire incontro alla crisi con qualche manovra finanziaria. Le 8100 anime che hanno un futuro incerto devono ringraziare l´avvocato Agnelli il quale ha dimostrato di saper soltanto distruggere il patrimonio lasciatogli dal nonno.

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