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7 ottobre 2003

Il senso della Realtà: Piccola guida per un mondo migliore

Incomincio a chiedermi a cosa valga urlare a viva voce il proprio no alla guerra, quando poi quelli che hanno il potere di impedirla sono gli stessi cIncomincio a chiedermi a cosa valga urlare a viva voce il proprio no alla guerra, quando poi quelli che hanno il potere di impedirla sono gli stessi che non vogliono ascoltarci.
Scendo da quando avevo quindici anni nelle piazze e mai come questa volta abbiamo dimostrato di essere in tanti, uniti e determinati, mai come questa volta abbiamo dimostrato quanto siamo inutili, con quanta facilità il nostro grido può essere ignorato.
Le manifestazioni non bastano, tutti gli slogan e i discorsi non hanno mai fermato una pallottola.
C’è bisogno di concretezza, di combattere sul loro stesso terreno i poteri e gli interessi economici che stanno alla base dei conflitti e delle sperequazioni sociali.
Sì può fare, senza violenza, senza rivoluzioni, basta l’impegno consapevole e quotidiano che si trasforma in uno stile di vita, in queste pagine vi proporrò qualche idea, ma soprattutto lavorando attivamente allo studio e alla realizzazione di modelli alternativi di economia e di sviluppo che impongano nuovi e più razionali valori di benessere e ricchezza, basati non sul profitto ma sulla dignità umana.

Consumo critico
Consumo critico significa consapevolezza e responsabilità delle proprie azioni. Quando infatti acquistiamo un prodotto non soddisfiamo soltanto un nostro bisogno di consumatori ma andiamo implicitamente a finanziare ed appoggiare un’azienda o un gruppo economico, che potrebbe far ricorso allo sfruttamento minorile, impedire la formazione di sindacati, usare procedimenti altamente inquinanti o essere collegata ad altre aziende che magari producono armi e via dicendo.
La base del consumo critico è quindi l’informazione; cioè la coscienza di quali conseguenze può avere un gesto tanto semplice come fare la spesa. Ma non basta, una volta individuata un’azienda, il cui comportamento non riteniamo corretto, bisogna sospendere l’acquisto dei suoi prodotti e comunicare all’azienda in questione la nostra decisione.
Dobbiamo prendere coscienza del grande potere e della grande responsabilità del consumatore. Questo potere preso singolarmente è piccolo, ma moltiplicato per milioni di persone può mettere in ginocchio le più grosse multinazionali.
Il consumatore esercita il suo potere sul piano delle scelte: scegliendo cosa comprare e cosa scartare, noi segnaliamo al sistema i metodi produttivi che approviamo e quelli che condanniamo, sosteniamo le forme produttive e commerciali corrette, mentre ostacoliamo le altre.
A molti di voi questo discorso potrebbe apparire ingenuo e poco pragmatico, in realtà operazioni di questo genere sono già state messe in atto e con successo.
Vi propongo per ragioni di spazio solo un esempio, ma ce ne sarebbero molti altri:
Campagna “DICIAMO NO! ALL’UOMO DEL MONTE”, si sono presentate alla Del Monte, controllata dalla Cirio, quattro richieste precise:
– innalzare i salari dei braccianti a livelli dignitosi
– garantire ai lavoratori kenioti che producono ananas tutti i diritti previsti dalle leggi e dai contratti
– abbandonare l’uso dei prodotti chimici particolarmente dannosi e adottare misure protettive adeguate
– accettare il controllo di una commissione indipendente concordata con gli organizzatori della campagna.
Dopo la campagna di pressione con cartoline spedite a Del Monte e a Coop, una delle aziende commerciali che vende ananas della Del Monte col proprio marchio, la Del Monte ha trattato non solo con i sindacati kenioti, ma anche con le associazioni che avevano promosso la campagna. I quattro obiettivi sono stati raggiunti e si é anche ottenuto di far sostituire il direttore generale e il direttore del personale che ostacolavano la contrattazione .

Per saperne di più visita il sito www.manitese.it e in particolare le sezioni Centro Nuovo Modello di Sviluppo e Boycott.

Indipendenza energetica
Bush è un petroliere. Ed è stato eletto, come Balir del resto, grazie agli ingenti finanziamenti della Enror, colosso energetico statunitese, che ai tempi sostenne la prima guerra nel golfo (in Afganistan e in Iraq2 non è potuta intervenire, non per una svolta etica del suo management, ma perché è misteriosamente fallita lasciando sul lastrico milioni di piccoli risparmiatori), nell’ultimo intervento in Iraq è stato palese il ruolo della Esso. I più grandi interessi economici sono quelli che ruotano attorno all’energia. Se poi si considera che di solito i colossi dell’energia tendono a diventare anche colossi dell’informazione si capisce come, esercitando enormi pressioni economiche sui governi e pilotando l’opinione pubblica, riescano a piegare la politica nazionale ed internazionale ai loro interessi.
Il loro enorme potere deriva dal fatto che tutti dalle famiglie alle imprese abbiamo bisogno di energia per svolgere una qualsiasi attività.
Ora però sono già diversi anni che a Schoneau in Germania, gli abitanti di questa piccola cittadina hanno riscattato la rete elettrica e sono diventati energeticamente indipendenti. Ogni casa produce con tecnologie semplici e a portata di mano la propria energia e rivende addirittura quella che non utilizza alla rete nazionale, nel massimo rispetto dei principi liberisti dell’economia!
Ora immaginate che non sia solo una cittadina, ma un’intera nazione, o l’intera comunità europea ad adottare questo sistema, questo significherebbe ridurre drasticamente il potere economico, e quindi anche quello politico, dei grandi monopoli energetici, diminuendo la loro influenza sui governi. Inoltre questo metodo garantirebbe un uso più razionale ed efficiente dell’energia, con meno dispersione, sprechi e guasti e costi minori. Tutto ciò non è un utopia, le tecnologie necessarie sono già disponibili a un costo accessibile da diversi anni e le legislazioni lo permettono, ma ovviamente ci si è ben guardati anche soltanto dal mettere al corrente i cittadini di una simile possibilità!
Per saperne di più: Futuro sostenibile Wuppertal Institut editrice Emi

Finanza etica
Avreste mai immaginato di trovare queste due parole assieme? Finanza ed Etica? Eppure è così, già da diverso tempo si sono sviluppate reti bancarie e finanziare alternative, basate sulla trasparenza e sull’utilità sociale dei progetti che sostengono. Infatti le banche tradizionali sono i primi speculatori al mondo, la loro logica persegue solo il profitto (il loro! Non quello dei piccoli risparmiatori), così i soldi che voi vi depositate possono andare ad alimentare qualsiasi tipo di affare poco pulito e se non addirittura illegale. Sono numerosi i casi di banche coinvolte nel finanziamento di conflitti, traffico d’armi, progetti che hanno un impatto ambientale spaventoso e così via. Senza contare che mentre le banche tramite queste operazioni realizzano ingenti guadagni, i costi sociali che ne derivano sono a carico della spesa pubblica e quindi in definitiva delle nostre tasse.
I circuiti della Finanza Etica selezionano i progetti su cui investire scegliendoli in base alle possibilità di sviluppo sociale che offrono, molto spesso si tratta di piccoli finanziamenti per avviare attività produttive nel sud del mondo, vengono valutati l’impatto sulle comunità e sull’ambiente, spesso queste iniziative riescono a creare circoli virtuosi in grado di sollevare intere zone dalla miseria e dalla dipendenza. Ma non sono prestiti a fondo perduto, gli investimenti sono su attività produttive ricordiamo, e quindi i beneficiari sono generalmente in grado di restituire il prestito e gli interessi entro i termini prestabiliti. Infine vengono stilati e resi pubblici bilanci trasparenti in cui viene reso noto quali investimenti sono stati effettuati e i loro esiti e come sono stati ripartiti i guadagni fra banca e risparmiatore.
In questo modo i risparmiatori esercitano un controllo diretto su dove andrà a finire il proprio denaro.

Per saperne di più: www.bancaetica.com ,
Tutte queste proposte hanno in comune di rendere direttamente responsabile il singolo individuo, gli offrono un ruolo attivo, partecipante e realmente fattibile, nella costruzione del mondo sociale. La direzione è quella di smantellare i grandi centri di potere a favore di un modello di società più simile a una rete neurale, fatta di piccoli centri indipendenti, ugualmente importanti anche se riccamente diversificati e strettamente collegati tra di loro.
Queste sono solo alcune proposte, ce ne sono molte altre, tante altre ancora attendono che qualcuno le pensi e le realizzi. Sta a noi.

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