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7 ottobre 2003

Imprenditoria Femminile: obiettivo lavoro

E’ tramontata ormai l’era del rassicurante posto fisso! Sempre più giovani desiderosi di autonomia ed indipendenza economica, si avvicinano all’auto-iE’ tramontata ormai l’era del rassicurante posto fisso! Sempre più giovani desiderosi di autonomia ed indipendenza economica, si avvicinano all’auto-imprenditorialità. Di questo universo giovanile, ricco di contraddizioni e di profonde differenze, desidero considerare il mondo femminile, con il suo bisogno di autonomia e di valorizzazione dell’identità di genere. Sempre più donne, infatti, bisognose di conciliare i tempi della vita affettiva e familiare con quelli lavorativi e sempre più spinte da esigenze di carattere economico, guardano con crescente interesse l’attività imprenditoriale ed il lavoro autonomo. Il primo passo da compiere, per poter creare e portare avanti un lavoro indipendente, è quello di sviluppare un’idea originale o aggiungere ad un’idea tradizionale quel quid che la renda vincente. Passare dalla teoria alla pratica richiede grande pazienza e capacità organizzativa, motivazione e inclinazione al pericolo e all’inventiva. Così una volta saggiato il nostro impegno e sviluppata la nostra idea, dovremo definire con precisione il settore in cui operare, valutare a quale mercato rivolgersi, tenendo conto dei bisogni della nostra futura utenza, individuare ciò che ci occorre in termini di risorse umane ed economiche. Bisogna poi procedere rispondendo a due fondamentali quesiti: Quali sono le leggi che favoriscono l’imprenditoria femminile? Di quali adempimenti amministrativi devo tener conto? Prima di tutto è bene illustrare il panorama normativo che offre vantaggiose agevolazioni a chi si accinge a creare impresa. In primo luogo è necessario citare la Legge 215/92, atta a promuovere la sostanziale uguaglianza e le pari opportunità tra uomini e donne nell’attività economica e imprenditoriale. La 215 è nota per agevolare la nascita e lo sviluppo delle imprese femminili operanti in diversi settori dell’economia (l’agricoltura, il manifatturiero e assimilati, il commercio, il turismo e i servizi). Anche se non prevede limiti minimi, è indirizzata a finanziare piani di spesa d’importo medio–piccolo di cui parte della somma sarà a fondo perduto. Per richiedere i finanziamenti è necessario compilare un modulo di richiesta (scaricabile da internet nella sezione documentazione), in cui esplicare i dati informativi dell’impresa proponente e del programma di investimenti, e una scheda tecnica, in cui sarà riportata in maniera dettagliata la descrizione dell’iniziativa. Oltre questa legge “in rosa” esistono altre normative che, pur non riguardando direttamente il mondo femminile, lo coinvolgono inserendolo, ad esempio, nel campo delle agevolazioni offerte ai giovani. A questo proposito va ricordata la Legge 125/91 sulle “azioni positive” che offre finanziamenti a fondo perduto e copre in parte o totalmente il costo del progetto, finalizzato a rimuovere le cause di disparità tra uomini e donne nel campo lavorativo ed educativo. Bisogna ancora citare la Legge 95/95, riformulazione della più nota L. 44/86, e la Legge 236/93 sul lavoro autonomo, entrambe rivolte a favorire la nascita di nuove imprese costituite da giovani, di età inferiore ai 36 anni non compiuti. Ecco, allora, che una volta delineata la nostra idea e formulato il nostro progetto, una volta accertato il quadro legislativo occorre occuparsi della parte amministrativa sapendo che tutte le imprese devono iscriversi al Registro della Camera del Commercio Industria e Artigianato della provincia, all’INPS, all’INAIL e aprire la partita IVA. Messa a punto anche la parte burocratica occorre mettere in atto una strategia informativa che si imponga all’attenzione dei consumatori e degli operatori di settori facendo in modo che la nostra impresa prenda corpo e vita sul mercato. Quale miglior mezzo pubblicitario, dunque, se non internet? Attenzione, però, la rete nasconde molte insidie e potrebbe trasformarsi in un ottimo nascondiglio per la nostra attività, che finirebbe sommersa in un mare di notizie, se non ci preoccupiamo di diffondere la notizia del nostro “debutto” tempestivamente. Con l’aiuto della professoressa Giordano, docente della facoltà di Economia, vorrei, in ultima analisi, mettere in evidenza come le leggi per “le azioni positive” cambiano l’approccio della politica economica alla disoccupazione involontaria e persistente, andando a disegnare specifiche misure tenendo conto delle diverse tipologie di disoccupati. La politica alla disoccupazione, infatti, si muove sostanzialmente lungo due direttive. La prima, consiste in una politica passiva di erogazione monetaria per conferire anche a chi non lavora potere d’acquisto. Tale approccio, però, oltre ad essere inefficiente (contribuisce all’aumento della pressione fiscale, all’inflazione…) risulta anche inefficace ovvero non in grado di risolvere il problema. Il secondo approccio consiste nell’attuazione di politiche attive tese a conferire stimoli per l’avvio al lavoro, per la formazione e per la costituzione d’impresa. Le leggi in rosa danno conto alla necessità di superare un approccio di tutela, considerando sorpassato il discorso sulla discriminazione diretta e indiretta nel mondo del lavoro e puntando all’ampliamento delle opportunità lavorative. A questo punto però è naturale domandarsi se sia lecito mettere su un’impresa solo in virtù delle agevolazioni poste in essere. In realtà è bene fare a monte un discorso orientativo e formativo tenendo conto del contesto (politiche di lavoro e mercato) e dell’io (aspirazioni, soggettività e sedimentazione delle conoscenze acquisite). Come posso, quindi, spendere le mie conoscenze? Come posso porre al mercato le giuste domande e recepire le giuste risposte? Proprio per venire incontro a tali esigenze, il CAOT, il centro per l’orientamento e tutoraggio universitario, ha posto in essere un corso di orientamento “in uscita”, con riferimento alla misura 215, di “metodologia di progetto” finalizzato non a fare impresa ma a conferire abilità tali da permettere di districarsi nel complicato mondo imprenditoriale. Il corso ci aiuta a capire ciò che offre il mercato del lavoro, le politiche e le regole di accesso al mercato, a capire ciò che si vuole fare, come lo si può fare e cosa il mercato permette di attuare. Il progetto, denominato “Trotula” e finanziato dal F.S.E., è rivolto a tutte le donne dell’ateneo salernitano, laureande appartenenti al Vecchio Ordinamento e laureate, da non più di tre anni, del Vecchio e Nuovo Ordinamento. Il corso, compatto di 150 ore, per l’impresa femminile e per lo sviluppo locale, si fonda su due aspetti fondamentali: l’utilizzazione della 215 e la valorizzazione delle risorse locali. Attualmente il primo progetto è già stato realizzato e volge quasi al suo termine ma verranno emanati altri tre bandi, il prossimo dei quali partirà proprio tra poco e sarà aperto due mesi prima che il corso prenda avvio ad ottobre. Saranno scelte 27 ragazze sulla base del curriculum vitae, di un test psico – attitudinale e di un colloquio motivazionale e alle quali verrà assegnata una “borsa”. A questo punto, credo di aver fornito degli utili suggerimenti per intraprendere il percorso che conduce ad un lavoro in proprio, allora, non ci resta altro che guardarci intorno e, non auspicanti all’ormai vecchio posto statale, rimboccarci le maniche per costruire ex novo il nostro futuro professionale.

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