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10 novembre 2003

27 Luglio, I Rem sbarcano all’arenile di Bagnoli.

Controcampus ha seguito per voi quello che forse è stato l’Evento musicale di quest’estate, il concerto dei Rem al Neapolis live Festival a Bagnoli.
Controcampus ha seguito per voi quello che forse è stato l’Evento musicale di quest’estate, il concerto dei Rem al Neapolis live Festival a Bagnoli. Per quelli che l’hanno perso o per chi era lì il 27 luglio, il resoconto del nostro inviato Peppe Tufano.
Fan venuti da tutta Italia hanno assiepato l’area dell’ex-Italsider di Bagnoli per assistere al grande show dei Rem. Serata magnifica al Neapolis festival, con la bellezza di cinque concerti di contorno (tre di giovani band italiane sul palco minore e ben due apripista americani sul maine-stage) per lo spettacolo del terzetto di Athens, Georgia. I Rem, e soprattutto un Michael Stipes in gran forma, hanno saputo intrattenere il pubblico con uno show che verrà ricordato a lungo. Non certo per le scenografie, ridotte a qualche tabellone luminoso e un’enorme scritta “luv” (amore) alle spalle della band, ma per l’intensità e la varietà delle emozioni trasmesse. Dalle atmosfere malinconiche di classici come Drive e Country feedback, si passava con disinvoltura a quelle dell’ultimo album Reveal, svolta solare, o meglio “primaverile” come qualcuno ha detto, del complesso americano.
E’ stato lo stesso Stipes ad introdurre ogni canzone con brevi monologhi, che hanno spaziato da accenni vagamente politici a pace e fratellanza, a veri e propri commenti sui pezzi, stando comunque sempre molto attento a non lasciare che le parole mettessero in secondo piano le canzoni. Pezzi ormai storici come The one I love e Daysleeper hanno fatto sognare la numerosissima platea, pronta a sciogliersi in un ballo sfrenato e liberatorio sulle note di Losing my religion, quella che più di ogni altra ha contribuito al successo italiano della band di Stipes e soci. L’apoteosi è poi ovviamente arrivata con il gran finale, con Patty Smith, la sacerdotessa del rock, sul palco a scatenarsi con una trascinante ed intensa versione di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine), canzone famosa in Italia anche grazie alla cover proposta qualche anno fa da Ligabue (A che ora è la fine del mondo).
Pubblico in delirio, compresi gli spettatori eccellenti come Carmen Consoli ed Edoardo Bennato, forse un po’ sballottati dalla folla, ma consapevoli di aver assistito ad una grande serata di musica.
Peppe Tufano

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