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10 novembre 2003

Il mondo del lavoro cambia continuamente sotto i nostri occhi

L’ultima arrivata nel campo delle riforme del lavoro è quella legata alla legge delega n. 30 del 2003, meglio nota come Legge Biagi, dal nome di uno
L’ultima arrivata nel campo delle riforme del lavoro è quella legata alla legge delega n. 30 del 2003, meglio nota come Legge Biagi, dal nome di uno dei suoi ideatori, il prof. Marco Biagi, che ha pagato con la vita il contributo di idee contenute in essa. Una legge che nasce dal tentativo di dare una risposta concreta ai problemi della disoccupazione e della riemersione del lavoro nero, a partire da una riflessione sui meccanismi giuridici dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro e sulla creazione di nuove forme giuridiche destinate a modificare i tradizionali rapporti di lavoro. Uno sguardo rapido alle novità introdotte da questa legge attraverso le 12 principali tipologie di contratti, del tutto nuove o fortemente modificate rispetto al passato anche recente, basterebbe a darci una idea della nuova geografia del lavoro che viene emergendo. Indipendentemente dal giudizio politico che si intende dare delle novità stesse. Termini nuovi, in parte mutuati da altre esperienze legislative o che modificano precedenti configurazioni normative già esistenti nel nostro paese, testimoniano di una forte volontà di rinnovamento; parole come contratto di somministrazione di lavoro, collaborazioni a progetto, lavoro ripartito, lavoro a chiamata, contratto di inserimento, sono altrettante possibilità che da domani verranno offerte a lavoratori e imprese di riconfigurare i loro rapporti. Il principio cardine attorno a cui si ispira questa nuova realtà del lavoro è quello della flessibilità. Il concetto di flessibilità per come sviluppato in questa legge può essere ulteriormente specificato in questo modo: un tentativo di modernizzare il collocamento pubblico e privato; un tentativo di riformare in modo profondo la tipologia tradizionale dei contratti di lavoro; un tentativo di ridurre la conflittualità nei rapporti di lavoro, da realizzarsi attraverso una serie di misure tra cui la razionalizzazione delle funzioni ispettive e di controllo. Queste tre riforme sono strettamente intrecciate sul piano normativo, essendo destinate ad operare di concerto nel processo di sburocratizzazione ed ammodernamento del mondo del lavoro. Le importanti novità che esse introducono stanno a testimoniarlo. Per es. il venir meno di consolidati divieti in materia di somministrazione di manodopera, che consentirà di acquistare l’attività lavorativa anche a tempo indeterminato per ragioni tecniche, produttive e organizzative dell’impresa, senza dover necessariamente stipulare un rapporto di lavoro di tipo tradizionale, s’incontra con tutta l’offerta di nuovi modelli di lavoro, cosiddetto atipico, che andrà ad incrementare quella fascia della parasubordinazione che già costituisce una fetta importante dell’offerta e della richiesta di lavoro nel nostro paese. D’altra parte, la disciplina delle nuove funzioni di prevenzione e di vigilanza dovrà necessariamente riconsiderare il rispetto degli obblighi previdenziali relativi ai trattamenti economici e normativi minimi da garantirsi, parametrandoli su questa nuova offerta di modelli del lavoro.
Claudio De Giacomo

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