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12 novembre 2003

Inter: finalmente la strada giusta

Adesso l’Inter sembra fare sul serio. Per una volta il risultato non fa una piega, e poco importa se l’avversario si chiama Ancona, squadra simpaticisAdesso l’Inter sembra fare sul serio. Per una volta il risultato non fa una piega, e poco importa se l’avversario si chiama Ancona, squadra simpaticissima, ma che dopo nove giornate ha conquistato solo tre miseri punticini, che, volendo, potrebbero trovare giustificazione nella non verdissima età dei marchigiani. Ma torniamo allo “squadrone” nerazzurro. Eh, già, “squadrone”; perché meglio non poteva approfittare dell’opportunità che ha avuto in una favorevole giornata di campionato. Tre gol tutti insieme. Una vittoria così non la si vedeva, per l’Inter, da quella che oggi si stenta a credere una partita disputata dalla beneamata, e cioè quell’ incredibile successo a Londra che, con il senno di poi, risuona come l’ultimo sospiro di un condannato a morte già da lungo tempo; fermo restando che una resurrezione è sempre possibile. Nella strana domenica nerazzurra, il primo sigillo è opera di Cruz. Senz’altro uno degli acquisti più indovinati della gestione Moratti, che sicuramente si sarà interrogato su questo anomalo fenomeno, che niente ha a che vedere con quell’altro che ormai naviga in fiumi, ma sarebbe più giusto dire mari, di monete. Cruz in un certo senso può, e forse deve, essere interpretato come il segno della svolta, anche perché ha qualcosa di magico e di profondamente anormale: il fatto che sia un calciatore assolutamente umile e con ben pochi grilli per la testa. Non sulla stessa linea, invece, si va sempre più posizionando uno dei suoi compagni di reparto, che, a quanto si dice, sarebbe in grado di fare reparto da solo. Ci si riferisce, ovviamente, al mitico Bobo, o forse sarebbe più giusto trovargli un soprannome maggiormente adatto, del tipo “Bobo Boh?!”, visto e considerato che il possente bomber riesce a trovare, di domenica in domenica, il modo per essere oggetto di studi che avrebbero preoccupato anche un certo Freud. Infondo, però, se a fine gara gli dicono che non importa se sfonda un tabellone, poi un microfono, ed infine insulta senza stile l’arbitro, allora vuol dire che è giusto che sia così. Contano solo i gol, e lui sotto questo aspetto ci sa fare, pur dovendo dimenticare i soliti due o tre gol pappati davanti al portiere. In ogni caso queste sono solo piccole imprecisioni di un quadro che Zaccheroni con un po’ di serenità, quella che Cuper non aveva per intenderci, potrebbe restaurare con notevoli risultati. Se poi a questo si aggiunge che Moratti per una volta non si è lasciato scappare nulla di entusiasmante, beh allora vuol dire che forse siamo davvero sulla buona strada. Strada che arrivati a questo punto non può essere che obbligatoriamente a senso unico: dopo l’ultimo 3-0 non si può più tornare indietro; non perché non sia possibile, ma perché, per un’infinità di motivi, semplicemente non si deve.
Paolo Minucci

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