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17 novembre 2003

Intervista al procuratore antimafia dott. Pier Luigi Vigna

Dott. Vigna, cosa pensa di questo convegno, a contatto con i giovani?
Giornata positiva, nuova che invita a ragionare in maniera “ultraitalianaDott. Vigna, cosa pensa di questo convegno, a contatto con i giovani?
Giornata positiva, nuova che invita a ragionare in maniera “ultraitaliana”. Non solo la criminalità agisce in modo ultranazionale. Anche noi ci abituiamo a un confronto con altre realtà.

Indipendentemente da chi dice toghe rosse o nere, in Italia la giustizia non è uguale per tutti, concorda?

Si. Ma ci stiamo adeguando a una giustizia per tutti, per esempio il gratuito patrocinio, per coloro che non hanno mezzi per avere un difensore soprattutto in un processo basato sul principio del contraddittorio, è un avvicinamento alla giustizia uguale per tutti. Tutti devono difendersi, anche attraverso l’aiuto dello stato. Questo istituto stravolto dai criminali, che non fanno la denuncia dei redditi, e capi di cosche in passato hanno fruito del gratuito patrocinio e di conseguenza subivano le misure di prevenzione patrimoniale, si scopriva che i loro beni erano intestati a terzi, ma in loro possesso, e quando scattava il sequestro dei beni, protestavano affermando che non era possibile farlo dato che risultavano senza soldi. La legge è stata migliorata sull’effettiva situazione economica del soggetto.

Qualche settimana fa, ha criticato attraverso un’intervista in un noto quotidiano italiano le parole dell’on. Violante contro Berlusconi. Non è vero?

Parlavo in generale, non solo su Violante, ma anche su alcune dichiarazione dei p.m. di Palermo, e di improprie affermazioni su sentenze, dove ci vuole più cautela, perché si va a scemare la fiducia dei cittadini sulla giustizia.

Dal novembre del 1996 è Procuratore antimafia, cosa è cambiato fino ad oggi?

Sono cambiate le strategie delle nostre mafie, come fatti clamorosi che risvegliano l’attenzione della società. Si cerca di creare una rete di legalità, cosa che è difficile da fare tra gli stati, più della rete di illegalità tra i gruppi criminali. Ad esempio non si sono mai visti lotte a livello internazionale tra mafiosi siciliani e narcotrafficanti colombiani. Tra gli stati è improbabile adattare gli ordinamenti ad un livello comune, date culture diverse e altri fattori. A Siracusa, qualcosa di buono è accaduto. All’inizio di ottobre si sono incontrati i 27 stati della Lega Araba, si discuteva della Convezione ONU del 2000 sulla criminalità transnazionale; l’affermazione comune è stata che “Noi la ratificheremo tutti, perché è conforme al corano”.
E un primo passo.
Roberto Scalia

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