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25 novembre 2003

Lazio – Perugia vince la follia

Doveva essere solo una partita di calcio. Paradossale, ma di parlare di calcio c’è davvero poca voglia. Per fortuna non ci sono da annunciare bollettiDoveva essere solo una partita di calcio. Paradossale, ma di parlare di calcio c’è davvero poca voglia. Per fortuna non ci sono da annunciare bollettini di guerra. Forse, però, qualcosa di più grande è successo all’Olimpico di Roma. Qualcosa di tanto triste da non riuscirne a percepire la portata. E poco importa se le lacrime non fanno da corredo all’avvenimento: in fondo non è detto che sia necessario piangere per esprimere un sentimento di dolore, di sofferenza, per mostrare la rabbia che pulsa nello stomaco, e pulsa e ancora pulsa… Mettiamo un po’ d’ordine: c’è Lazio – Perugia, tutto sommato un match come un altro, una sfida tirata, dall’esito solo apparentemente scontato. La superiorità della squadra di casa è fuori discussione, ma le ambizioni del Perugia di tirarsi presto fuori dai bassifondi sono almeno pari ai sogni di primato dei biancocelesti. La conferma arriva puntuale dal campo. L’inizio è di marca perugina, ma ben presto la Lazio si scrolla dal torpore iniziale e comincia a conquistare spazi. Pericoloso Stankovic che, a conferma della ritrovata vena, trova al 47′ del primo tempo il guizzo giusto per infilare la retroguardia umbra. Scatta a questo punto un primo campanello d’allarme, ma è solo il preludio a ciò che si scatenerà nella ripresa: sul goal del serbo sono vibranti le proteste per un presunto fallo di Conceicao non segnalato dalla terna arbitrale. Alla ripresa gli ospiti sembrano più pimpanti e gli sforzi si concretizzano al 62′ con gran botta di Grosso dalla distanza. Palla a centro, tutto da rifare. Fatta eccezione l’espulsione di Diamoutene per brutto fallo su Favalli, succede poco fino all’86’: Do Prado è a terra, la palla viene gettata fuori con ritardo e si accende la prima furibonda lite tra i giocatori i campo. Pagano per tutti Conceicao e Ignoffo, mandati anzitempo sotto la doccia. La seconda lite ha dell’incredibile: per un pallone trattenuto da Alessandro Gaucci scoppia il caos e ne rimangono coinvolti un po’ tutti. C’è ancora tempo per il faccia a faccia Inzaghi – Cosmi, con conseguenti cartellini rossi all’allenatore perugino e a Gaucci junior (intanto Luciano è costretto ad abbandonare lo stadio sotto la furia dei tifosi di casa), per la rete del vantaggio laziale con Corradi, per “l’ennesima espulsione” ai danni di Di Loreto e per il 3-1 a “cucchiaio” di Inzaghi. La Lazio insidia le prime della classe. Della partita, però, importava ancora a qualcuno? Lo spettacolo è stato spregevole (si è divertito il solo Bolognino). Chissà se qualcuno considera ancora lo sport come divertimento, come momento di felicità e aggregazione. E si colpevolizzano gli ultras, si scende in campo per l’UNICEF, ci si raccoglie per gli “eroi italiani”: maschere che male nascondono la malattia del calcio? Certo è che oggi i tifosi genuini e ingenui si sentiranno un po’ più lontani da quel giocattolo che si sta smontando vite dopo vite. Forse è ora di cercare altrove i nostri modelli di riferimento…POLLICE VERSO per un calcio che non piace più!
Marco Tuccillo

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