• Google+
  • Commenta
14 novembre 2003

Le Cinque Rose di Jennifer

Camminando per le vie di una grande metropoli può succedere di incrociare un personaggio strano, un uomo molto particolare, un uomo che si traveste daCamminando per le vie di una grande metropoli può succedere di incrociare un personaggio strano, un uomo molto particolare, un uomo che si traveste da donna. È inutile parlare degli sguardi e dei commenti che la gente può fare vedendoselo passare accanto, le risate ironiche, l’ilarità stupida e superficiale. Ma non sarebbe sbagliato se invece ci chiedessimo quale sia la sua vita, quale sia la quotidianità
Da poco hanno rappresentato a Napoli e Salerno uno spettacolo che, girando per tutta l’Italia, ha raccolto moltissimi premi e soprattutto ha affascinato la critica per il modo in cui è stato trattato un argomento che di solito in televisione viene mostrato molto grottescamente e commentato con toni moralistici. Lo spettacolo si chiama “Le cinque rose di Jennifer”, e racconta della vita di un travestito, di un uomo che si sente donna, di un uomo che è donna.
Senza voler provocare, narrando semplicemente un giorno della vita di Jennifer, autore e attore, ovvero Annibale Ruscello e Geppy Gleijeses che cura anche la regia, riescono a trasmettere i problemi della vita dei travestiti: le poche e vane certezze, il desiderio e difficoltà di instaurare solidi rapporti affettivi con gli altri, la profonda solitudine in cui spesso vivono.
La sua vita trascorre lenta e monotona, accompagnata da una radio che trasmette solo canzoni di Mina a Patty Pravo. Nessuno la va a trovare, il telefono squilla solo perché alcuni problemi di linea deviano sul suo apparecchio le telefonate rivolte a qualcun altro. L’uomo che lei ama e che le ha giurato amore eterno non si fa sentire, ma forse è solo quel problema della linea telefonica, come pensa lei. Poi alla sera si strucca davanti allo specchio, Jennifer si trasforma e prende le sembianze di qualcuno che non esiste. Quindi si spara.
Con tutta la sua crudezza questo lavoro teatrale fa emergere una realtà spesso dimenticata dalla società, la quale diventa tremendo inquisitore e persecutore per chi non rispetta le sue regole del buon senso e della normalità: dire che l’omosessualità è stata finalmente più o meno accettata da tutti, è una mezza verità. I travestiti sono omosessuali che non accettano il proprio sesso, e quindi si travestono in ciò che si sentono d’essere, senza alcuna presunzione di provocazione o esibizionismo, e che vorrebbero essere accettati così come sono. Purtroppo un retaggio culturale ancora troppo rigido non permette di avvicinarci e far avvicinare un mondo guardato con diffidenza e trattato con pregiudizi del tutto sbagliati.
Gabriele Gambaro

Google+
© Riproduzione Riservata