• Google+
  • Commenta
9 novembre 2003

L’opinione: Quel tifoso che diventò insensibile

Dopo Blasi e Kallon, è caduto nella “trappola- nandrolone” anche Gheddafi Junior. Qualcosa di clamoroso, quanto di paradossale, sembra investire il caDopo Blasi e Kallon, è caduto nella “trappola- nandrolone” anche Gheddafi Junior. Qualcosa di clamoroso, quanto di paradossale, sembra investire il calcio italiano. Ma il pubblico dello Stivale, negli ultimi tempi, sembra abituarsi a tutto. Ha una pazienza, un livello di sopportazione, di cui, solo a pensarci, non si finisce mai di stupirsi. Non bastava una clamorosa decisione agostina di una serie B a ventiquattro squadre con le scandalose logiche che l’ hanno determinata. E nemmeno la bagarre “accaparrati i diritti TV” che ha visto presidenti litigare al ritmo quotidiano di dichiarazioni offensive e prive di buon senso. Che ha visto un campionato di B, già orrendamente lungo, posticipare il suo avvio, con tutte le conseguenze che il caso comporta. Che ha visto, perdonate il gioco di parole, molti tifosi, per diverse domeniche, non vedere le gare delle loro squadre nel piccolo schermo. Non è bastato quanto accaduto al Partenio, in uno sciagurato e macabro pre-partita, seguito da altre dichiarazioni e altre decisioni disciplinari prive di tatto. Ormai non c’è più limite alla sopportazione. E allora è possibile che nessuno più protesti quando il doping miete le sue vittime, tanto… è successo di tutto, no? E’ possibile che diventi routine un pugno in faccia, o una gomitata, tra giocatori in una mischia in area. E’ possibile che lo diventi un’aggressione ai danni di un calciatore da parte dei tifosi. E’anche lecito non stupirsi se un fallo a gamba tesa condanni il colpevole per via penale. Ma, così facendo, non stupendosi più di nulla, non si rischia di perdere sensibilità verso eventi clamorosi e da evitare a tutti i costi, quali la scoperta di un giocatore dopato? E quando il calciatore in questione si tratta di Kallon o, ancor peggio, Gheddafi Junior, come può il tutto passare così “normale”? Il primo fa parte della scuderia Moratti, l’unica società che dispensa, per i suoi tesserati, controlli preventivi anti-doping. Ci si pone allora l’interrogativo su chi possa essere colpevolizzato se il coloured nerazzurro è risultato positivo dopo un ordinario controllo domenicale. Inquietante è, poi, il modo con il quale si è liquidata la positività del figlio del leader libico. Lui, Gheddafi Junior, non ha mai finora giocato una partita di campionato con la sua squadra, il Perugia. Ma un controllo prima di una gara disputata in panchina gli è costato il debutto con gli umbri, almeno fino a quando lo prevedrà la squalifica a cui va in contro. Finora la società si è disimpegnata, tra l’ironia della stampa nazionale, con una delle solite scuse: “deve esser colpa dei medicinali per la schiena…”. Stavolta è il mal di schiena, in passato la pubalgia, altre volte sarà stata emicrania, chissà quali dolori in futuro causeranno l’assunzione di sostanze proibite. Qualcuno, però, dovrà pur interessarsi della composizione dei farmaci somministrati ai calciatori. Come può un personaggio del calibro di Gheddafi permettersi o permettere che il suo nome venga infangato dall’umiliante accusa di doping? Nell’attesa che vengano assunti medici con maggior scrupolosità nel proprio lavoro, o in attesa che si trovino i veri colpevoli (perché in questi casi giustizia va davvero fatta), il tifoso assorbe il disgusto, incassa i colpi, pensa alla prossima gara e tace. Fino a quando qualcuno perderà la testa, come è già successo, e le sue sciagurate azioni passeranno come routine (vedi Avellino), tanto per alimentare il vortice vizioso in cui è finito il calcio nostrano, che non sa più dispensare sane emozioni.

Google+
© Riproduzione Riservata