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10 novembre 2003

Quale “normalità”?

Tralasciando l’analisi delle fasi dello sviluppo umano che possono influire sull’accentuazione o sul sorgere di una personalità omosessuale, affront
Tralasciando l’analisi delle fasi dello sviluppo umano che possono influire sull’accentuazione o sul sorgere di una personalità omosessuale, affronterò l’argomento più dal lato storico e sociologico che psicologico. Secondo i sostenitori della causa biologica l’omosessualità é congenita, mentre gli psicanalisti si sono rifatti all’educazione dell’individuo ed all’ambiente familiare in cui esso é cresciuto. Krefft-Ebing fu il primo a distinguere fra omosessualità congenita ed omosessualità acquisita, sostenendo anche che negli individui omosessuali maschi vi sia una parte di cervello femminile. Binet, Schrenk e Freud ritennero invece che la causa fosse correlata ad un trauma psicologico subito nell’età infantile. Freud inoltre arrivò alla conclusione che l’omosessualità fosse una componente della libido, originariamente rimossa ed in seguito riattivata, presente in tutti nevrotici. Magnus Hirchfeld, psicanalista e promotore, fra l’altro, del primo gruppo di attivismo omosessuale, puntò sullo sbalzo di ormoni. Da qui il considerare l’omosessualità come patologia o come “normalità”, ma oggi ci si limita, sempre più, a considerare patologica solo la forma di omosessualità vissuta con incertezza ed angoscia.
L’omosessuale vive il dramma della “diversità”, frutto di morali sociali e religiose distorte, solo se riesce ad aprirsi e ad accettarsi diventa libero e capace di instaurare relazioni sociali e vivere una vita serena come tutti gli altri. Tutto sta nel paradosso della normalità: esiste una normalità assoluta? La normalità è giudicata e stabilità dalla maggioranza? E’ vero che l’omosessuale, spesso, dalla società, è giudicato anormale, ma il più delle volte è anch’egli che si giudica, nei fatti, anormale, come succede nel Gay price… non si tratta di coraggio, ma semplice accettazione Vincenzo Abate

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