• Google+
  • Commenta
15 gennaio 2004

Le Fosse Ardeatine

Il 22 gennaio 1944 gli alleati erano sbarcati ad Anzio, la resistenza italiana aveva ripreso vigore decisa a dare il proprio contributo nella lotta
Il 22 gennaio 1944 gli alleati erano sbarcati ad Anzio, la resistenza italiana aveva ripreso vigore decisa a dare il proprio contributo nella lotta di liberazione della capitale. Il loro compito era quello di sabotare e alleggerire la pressione tedesca sugli alleati.
Sotto la direzione del maggiore delle SS Herbert Kappler, continuavano da parte tedesca le repressioni, le fucilazioni, le torture, le minacce, le deportazioni, il coprifuoco alle cinque del pomeriggio.
La resistenza partigiana non si era fermata e nel mese di marzo era riuscita a compiere 75 azioni di guerriglia urbana.
Le azioni repressive dirette da Kappler e coadiuvate dai suoi luogotenenti Priebke e Shutz erano continuate senza sosta, come gli interrogatori e le torture: ad un gappista vennero spezzate ad una ad una le dieci dita delle mani con una tenaglia arroventata, ad un altro gli vennero legate le mani con il filo di ferro per 35 giorni di seguito, in modo che il ferro entrando nei polsi provocava la cancrena, ad un altro gli si tennero aperte le piaghe provocate dalle sevizie, in modo che non potesse nemmeno sdraiarsi per dormire, costretto a farlo in piedi, sorretto dai compagni di cella.
In questo contesto, il 23 marzo 1944 si voleva festeggiare il 25° anniversario dell’adunata di piazza San Sepolcro a Milano, dove era avvenuta, nel 1919, la fondazione dei Fasci di combattimento, la prima struttura del fascismo. Quello stesso giorno i gappisti romani Gap (Gruppi di azione patriottica), organizzarono un attentato contro una colonna tedesca. Alle 15.30 del 24 marzo 1944, in via Rasella a Roma, esplose un carretto da spazzino con dentro 18 chili di tritolo. Ventotto soldati tedeschi morirono con l’esplosione, altri cinque in ospedale, un centinaio furono i feriti. Due furono i morti civili dello scoppio, ma altri civili morirono perché le SS si misero a sparare all’impazzata contro le finestre dei palazzi intorno a via Rasella.
L’ordine della rappresaglia arrivò dall’alto, direttamente da Hitler, entro 24 ore dovevano essere trucidati dieci prigionieri italiani per ogni tedesco morto nell’attentato di via Rasella, Kappler non condusse nessun tipo di indagine, non importava trovare i colpevoli, ma colpire e terrorizzare l’intera popolazione romana.
Vennero massacrati 335 prigionieri politici presi dal carcere di Regina Coeli, dal Tribunale militare di guerra, tra essi vi erano ebrei, prigionieri politici, prigionieri in attesa di processo. L’ordine era di ammazzarne 330, ma ne capitarono cinque in più, che differenza poteva mai fare…
Dino Renna

Google+
© Riproduzione Riservata