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15 gennaio 2004

Linguistica e Cultura secondo De Mauro

Intervista raccolta durante il convegno “Educazione Linguistica e Conoscenza per l’Accesso”, organizzato l’11 e 12 novembre dal Dipartimento di Studi Intervista raccolta durante il convegno “Educazione Linguistica e Conoscenza per l’Accesso”, organizzato l’11 e 12 novembre dal Dipartimento di Studi linguistici e Letterari in collaborazione con l’E.LI.C.A..
Il convegno è incentrato sul tema dell’educazione linguistica e sulla preparazione degli studenti. E’ possibile curare questo aspetto in un mondo dove il canale del linguaggio verbale perde sempre più spazio a favore di altri?
Intanto bisogna dire che le nuove tecnologie possono essere di grande aiuto per l’apprendimento ed il potenziamento delle facoltà linguistiche. Ovviamente fondamentale, in funzione dell’efficacia, è l’uso che si fa di queste tecnologie. Oggigiorno bambini e adolescenti sono esposti a media che propongono schemi linguistici molto semplici, se non errati. I linguisti, forse perché più sensibili, si scontrano spesso con le carenze linguistiche dei giovani. Certamente è un ambito sul quale bisogna lavorare ancora molto.
Non pensa che la mancanza di finanziamenti alla ricerca possa essere d’ostacolo in tal senso?
Sicuramente gli ultimi governi non hanno aiutato il campo della ricerca. Si tende piuttosto a risolvere problemi a breve termine, con riscontri immediati, senza rendersi conto che solo attraverso la risoluzione di questioni di lungo periodo si possono ottenere risultati concreti. Probabilmente non si vogliono dare i mezzi per far crescere la cultura. Penso però che dimostrando il dovuto impegno ed ottenendo buoni risultati si possa vincere questa importante battaglia.
Lei è docente del corso di Scienze della Comunicazione all’Università “La Sapienza” di Roma. Quali le prospettive di lavoro per i laureati?
Le possibilità sono molte, sia nel campo degli enti pubblici e privati sia in quello delle aziende. Noto però che ad una massiccia presenza di insegnamenti improntati su un’impostazione sociologica e generalizzata, corrisponda un inadeguato interesse per corsi più tecnici e specialistici, che potrebbero determinare meglio le figure professionali che escono da questo corso.
Probabilmente non si possono attuare corsi del genere a causa della presenza di strutture inadeguate.
(Il prof. De Mauro glissa, sottolineando come la nostra situazione sia di molto migliore di quella della sua Università.)
Gabriele Gambaro

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