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15 gennaio 2004

Torpore culturale e grandi trasformazioni urbanistiche: Salerno e l’Università

La crisi sempre più profonda che attraversano i partiti e la sterilità della partecipazione attiva dei cittadini nel nostro Paese, impongono indifferiLa crisi sempre più profonda che attraversano i partiti e la sterilità della partecipazione attiva dei cittadini nel nostro Paese, impongono indifferibilmente una serena riflessione, eventualmente partendo da una caso particolare quale può essere quello della città di Salerno. La nostra città, dopo un decennio di trasformazioni urbanistiche che hanno cambiato in meglio il volto del territorio, si trova a vivere una grave fase di torpore culturale e politico. Le cause di una patologia sociale non sono mai univoche, tuttavia, l’aspetto dell’analisi sul quale vorrei far ricadere maggiormente l’attenzione è l’assenza latu sensu in città dell’Università. Uno dei misuratori più banalmente efficaci per verificare lo stato di salute di un fermento culturale è rappresentato da locandine e manifesti. Ricordiamo a tal proposito cos’era la città di Salerno negli anni Sessanta e Settanta, un pullulare continuo di manifestazioni, dibattiti, riflessioni, sperimentazioni e tant’altro, veicolati sempre attraverso il medium dell’affissione stradale. Si provi a fare oggi due passi tra le vie di Salerno: ovunque si troveranno manifesti e locandine le quali rimandano quasi sistematicamente ai party, alle serate danzanti, tutt’al più a qualche riunione di tifosi della Salernitana. Tutto, sia chiaro, rispettabilissimo, ma può una città di 180.000 abitanti incartarsi esclusivamente su calcio e cocktail?
Come si diceva innanzi, attribuisco gran parte della responsabilità di questo mero abbrutimento all’assenza in città dell’Università. I nostri intellettuali, le cui capacità saggistiche e accademiche sono indiscutibili, restano perennemente avulsi da un purché minimo dibattito che riguardi la loro città: assenti sui giornali locali, rare le presenze ai convegni, sporadiche le loro apparizioni presso le emittenti cittadine. Assenza che non può essere semplicisticamente attribuita a chi ha gestito la res publica. Ognuno si assuma le proprie responsabilità!
Ancor più grave, l’assenza in città degli studenti universitari. La mancanza delle loro passioni, il loro occuparsi di questioni apparentemente poco importanti ma di straordinaria rilevanza per l’elaborazione delle idee e per una profonda maturazione culturale, il loro movimento, i loro colori, il tutto riassumibile in una sola parola: irrequietezza. Irrequietezza determinante per creare un legittimo e speculare contraltare all’estetica patinata.
Dunque, cari ragazzi, facciamo il possibile per incontrarci e vicendevolmente contaminarci (con o senza i vostri soloni). L’Università siete voi, non attendete da altri o dall’alto le soluzioni, e contribuite a creare un’anima a questo bel corpo.
Piero Cardalesi

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