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15 maggio 2004

Enrico Mattei: il venditore di sogniPresidente del petrolio, un uomo nel mirino

“Era un venditore di sogni,
merce molto più pericolosa anche perché
facilmente esportabile e non soggetta a dogana…”
Indro Montanelli.

“Era un venditore di sogni,
merce molto più pericolosa anche perché
facilmente esportabile e non soggetta a dogana…”
Indro Montanelli.

Enrico Mattei, nacque nel 1906, figlio di un maresciallo dei carabinieri, non avendo avuto la possibilità di terminare gli studi, a 24 anni lasciò le Marche per recarsi a Milano dove cominciò a lavorare come commesso viaggiatore. La sua avventura ebbe inizio subito dopo la resistenza, nel giugno del 1945, quando venne incaricato di liquidare l’Agip, l’ente petrolifero italiano, considerato un’inutile e costoso “carrozzone”. Ma i signori del petrolio, che controllavano le grandi compagnie multinazionali, offrirono subito per quel carrozzone milioni di dollari, il che insospettì non poco il comandante partigiano che decise di non cedere l’Agip e di sfruttare al meglio l’economicità del metano. Da semplice commissario dell’Agip, diventò prima presidente e poi anche amministratore delegato e direttore generale dell’Eni: l’ente nazionale idrocarburi, è da quel momento che la figura di Mattei si proietto su scala mondiale. Egli non ci stava a rimanere subordinato alla politica economica americana che i quegli anni condizionava le forze politiche del Governo italiano.Per riuscire a toccare la vena populistica degli italiani e facendo leva sulla voglia di rivincita di una nazione appena uscita da cinque anni di guerra, fatti di enormi privazioni, Mattei inventò una storia di grande presa, che sarà ripetuta in molte occasioni, e attraverso la quale andò ad inserirsi nel cosmo delle grandi imprese petrolifere. “C’era una volta un gattino gracile e smunto che aveva fame. Vide dei cani grossi e ringhiosi che stavano mangiando e timidamente si avvicino alla ciotola. Non fece nemmeno in tempo ad accostarsi che quelli con una zampata lo scaraventarono via, spezzandogli la spina dorsale, noi –diceva Mattei- siamo quel gattino. Abbiamo fame e non sopportiamo più cani grossi e ringhiosi. Anche perché in quella ciotola c’è petrolio per tutti.” Ai paesi del terzo mondo, Mattei non impose lo sfruttamento delle risorse, come facevano gli americani, la sua proposta fu quella di pagare il 75% del petrolio agli arabi, contro il 50% pagato dalle società internazionali. Di fronte a tale proposta, i paesi arabi, ricchissimi di petrolio, videro Mattei come un amico, preferendo trattare con lui piuttosto che con gli altri. In questo modo l’Eni e il suo Presidente si misero contro tutto l’occidente che conta. Nel 1960, Mattei lancio la sfida definitiva alle potenti compagnie petrolifere, affermando durante l’VIII Congresso dei Petroli, che ormai la politica del monopolio americano era finita. Le grandi potenze invitarono l’Eni ad un’equa spartizione dei giacimenti petroliferi del Sahara, ma il Presidente giocando d’astuzia, non fu disposto ad accettare la proposta almeno fino a quando l’Algeria non avesse ottenuto l’indipendenza. Aumentavano così i nemici, e Mattei entrava nel mirino dell’Oas, l’organizzazione dell’etrema destra francese contraria all’indipendenza algerina.

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