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15 maggio 2004

Il parere dell’esperto

Cosa ne pensa del futuro lavorativo e delle reali possibilità occupazionali un affermato avvocato del settore?
L’avvocato Elisabetta Giordano, dopo
Cosa ne pensa del futuro lavorativo e delle reali possibilità occupazionali un affermato avvocato del settore?
L’avvocato Elisabetta Giordano, dopo aver illustrato l’importanza del diritto come fonte del vivere civile e dell’organizzazione sociale, apre la nostra discussione ponendomi di fronte una situazione non molto rosea per i futuri dottori in legge. Dalle professioni legali, avvocato, notaio, magistrato, agli impieghi nella pubblica amministrazione, il mercato sembra ormai saturo ed incapace ad assorbire le crescenti domande d’impiego. A conferma giungono i dati dell’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che dà un quadro ben poco felice sul fronte della situazione occupazionale: il tasso di disoccupazione dei giovani laureati, in una fascia d’età compresa tra i 24 e i 29 anni, è superiore rispetto a quello dei giovani, di pari età, con qualsiasi altro titolo di studio.
L’avvocato consiglia, dunque, di rivolgere maggiormente lo sguardo ai concorsi pubblici, più che alla libera professione, e alla cura di una preparazione personale ben attenta alla dimensione europea, alla conoscenza della pluralità degli ordinamenti e dei sistemi giuridici. E’ proprio all’avvocatura, meta ambita dei giovani laureti e laureandi, che la Giordano rivolge alcune critiche. E’ necessario che sia “al passo con i tempi e non essere sorpassata dai tempi, dalla legislazione, dalle vicende politiche ed amministrative del nostro paese, e perfino dalla nostra identità culturale e professionale troppo ampia e vitale per essere difesa e nutrita solo dall’iniziativa e dalla coscienza dei ben oltre 140.000 avvocati italiani. Attualmente è importante trovare una formula di rappresentanza unitaria e superare la dicotomia tra rappresentanza politica e rappresentanza istituzionale dell’avvocatura. Non basta cioè l’angolino assegnato nell’ordinamento italiano all’avvocatura, ma un ruolo rapportato alla dimensione socio – politica e deve anzitutto adeguarsi al ruolo che la classe forense svolge nell’attuale sistema anche ai fini della conservazione ed evoluzione del sistema stesso”.
Antonietta Capone

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