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15 maggio 2004

Imprenditoria giovanile a Fisciano. Tradizioni ed innovazione

Il lavoro rappresenta sempre di più una meta dal difficile approdo. Le politiche nazionali, dall’assistenzialismo alla flessibilità, nonostante

Il lavoro rappresenta sempre di più una meta dal difficile approdo. Le politiche nazionali, dall’assistenzialismo alla flessibilità, nonostante siano mosse dai migliori propositi, difficilmente risolvono i problemi di una disoccupazione sempre più dilagante, soprattutto nelle fasce giovanili. Il culto del “posto fisso” abdica verso nuove forme di imprenditoria, cosiddetta giovanile, incentrate verso la scoperta di nuove attività o il recupero di antiche tradizioni, sotto l’egida delle istituzioni locali, sempre più al centro della vita politico-sociale dei cittadini. Avevamo scoperto, qualche numero addietro, come il comune di Fisciano avesse risolto il problema ambientale dell’immondizia, trasformandolo in una risorsa occupazionale significativa. Scopriamo adesso come l’Amministrazione fiscianese punti alla formazione di una nuova classe imprenditoriale, recuperando antiche tradizioni, e riposizionando le botteghe nella geografia del villaggio globale, con un obiettivo sempre fisso: l’occupazione.

Abbiamo incontrato il professore Francesco Di Geronimo, Assessore alla Cultura del comune di Fisciano, per discutere di imprenditoria giovanile. Il Professore, come sempre disponibile, ci ha illustrato le politiche comunali incentrate alla formazione di una nuova classe imprenditoriale. “Grazie alle sovvenzioni regionali – afferma Di Geronimo – è partito, una decina di giorni fa, un corso di tecnico enologico a livello provinciale. Il Comune ha messo a disposizione i locali, nella frazione di Lancusi, dove 25 giovani potranno seguire tale corso. Questi ragazzi conseguiranno il titolo di enologo e potranno sostenere la conduzione di un’azienda vinicola. I corsisti acquisiranno le competenze tecniche e gestionali necessarie in un settore, quello vinicolo, che nelle nostre zone ha una grande tradizione ma che necessita di un ammodernamento nell’ottica della conduzione aziendale, soprattutto ora che ci si affaccia in un contesto economico sempre più globale e concorrenziale, dove alla qualità del prodotto bisogna associare capacità organizzative e comunicative. Pertanto ci siamo avvalsi anche della collaborazione della Presidenza della facoltà di Economia e Commercio dell’Università degli Studi di Salerno, nella persona dello stesso preside, il prof. Diomede Ivone. Il professore Ivone era presente all’inaugurazione, alla quale hanno partecipato diversi membri della Giunta comunale, tra cui il nostro sindaco, il dr. Gaetano Sessa”.
Incentrato sulla riscoperta di antiche tradizioni è il corso di artigiano ramaio, promosso dallo stesso comune di Fisciano. Ce ne ha parlato la dott.ssa Maria Grazia Sessa, sociologa consulente dell’ente comunale. “Questo corso – ci ha spiegato la dottoressa Sessa – non è una new entry nelle politiche comunali, ma viene ripetuto dopo il grande successo riportato lo scorso anno. Finanziato per metà dalla Regione Campania e per metà dal Comune (15.000 euro sovvenzionati da ciascuno dei due enti, per un totale di 30.000 euro) grazie alla legge regionale 41 del 1987, si rivolge a giovani residenti del comune di Fisciano, di età compresa fra i 15 e i 20 anni, che non abbiamo continuato gli studi. I partecipanti vengono selezionati tramite i servizi sociali, fra i giovani a rischio emarginazione, e sono in numero di cinque. Il corso è così suddiviso: otto mesi di laboratorio di formazione professionale, tenuto da un esperto artigiano del settore ramaio, un settore che nel territorio fiscianese vanta un’antica tradizione. Successivamente si svolgerà uno stage di quattro mesi presso le più rinomate botteghe artigiane della zona. Durante l’arco totale dei dodici mesi si svolgeranno, contestualmente, attività ricreative. Il corso non si limiterà ad impartire una competenza esclusivamente artigianale, ma approfondirà anche i temi relativi alla formazione alla cooperazione e alla formazione di impresa sociale, in modo che i nostri corsisti, alla fine dei dodici mesi, non solo potranno lavorare presso delle botteghe già esistenti, ma saranno anche capaci di gestire essi stessi una loro bottega, con eventuali dipendenti. Ci proponiamo, così, con questo corso, di assorbire una fetta della disoccupazione sociale, soprattutto nelle fasce più a rischio, rinverdendo e riscoprendo una tradizione artigiana locale, grande vanto e preziosa risorsa economica, artistica e sociale”.

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