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15 maggio 2004

La Droga

I dati ufficiali di carattere nazionale sull’uso di sostanze stupefacenti non vengono smentiti anche se applicati ad un campione di studenti universitI dati ufficiali di carattere nazionale sull’uso di sostanze stupefacenti non vengono smentiti anche se applicati ad un campione di studenti universitari. L’utilizzo di droghe – per lo più “leggere” – è oramai comune e non necessariamente circoscritto ad un momento occasionale di svago o sballo, ma costituisce per molti degli intervistati una vera e propria abitudine (vizio o dipendenza?). La maggioranza degli intervistati (51%), dichiara di aver fatto uso di sostanze stupefacenti e di aver avuto il primo sballo tra i 14 e i 18 anni.
La marijuana è, come prevedibile, la sostanza preferita dai ragazzi. Ma il dato più significativo è quello relativo all’utilizzo di altre droghe, decisamente molto meno leggere. Il 31% dei consumatori abituali di marijuana ammette di associare all’uso di droghe leggere quello di cocaina (22%), acidi (6%) ed in percentuali minime eroina.
Il dato emerso non è certo trascurabile ma ci induce ad una profonda ed attenta riflessione circa le cause che spingono lo studente universitario a varcare il limite del lecito e spingersi così oltre nella ricerca di esperienze sempre più “forti”, il tutto velato da una parvenza di consuetudine dettata da scelte eventualmente coscienti (?!).
In merito alle circostanze nelle quali si utilizzano sostanze stupefacenti, il momento preferito dai più (60%) risulta essere il week-end. Il 12% relega i momenti di sballo nei periodi immediatamente precedenti o seguenti un esame, mentre per un 28% di essi ogni momento è quello giusto per sballare.
Data l’importanza dei dati affiorati dall’inchiesta, la “Martin Luther King” ritiene senza alcun dubbio opportuno un approfondimento puntuale della questione, volto alla comprensione ed all’indagine dei motivi che scatenano e provocano determinati atteggiamenti.
Iniziano a fumare marijuana a 14 anni, rollano la prima canna pensando che così l’ebbrezza della trasgressione possa contagiare anche loro, che passando per questa forma di illegalità possano sentirsi eccitati. Del resto, noi giovani del duemila siamo nati come uccelli, liberi e leggeri, ed il più delle volte, facciamo quello che ci pare.
Fumare, è un’esperienza di trasgressione, così sembrano dimostrare i dati raccolti dall’associazione Martin Luther King, tra un alto campione di giovanissimi, ma poi l’esperienza si trasforma in alterazione. Come l’alcol, un’alterazione e basta. Si annulla anche quel concetto di illegalità per il quale ci si è avvicinato alle droghe leggere per sentirsi sballati e semmai più liberi. Niente più trasgressione, o tocca trovarla in un altro modo. E’ questa la storia di Mirko, giovane studente universitario. “Tira su che è una meraviglia”, così ci racconta di quando stendeva per bene le sue strisce, quella fresca neve che la paghetta di inizio mese che manda papà poteva permettere. E si versa l’ennesima goccia d’olio su un disagio giovanile che non sempre si nasconde dietro preesistente disagio socio economico, ma a volte nasce anche nelle famiglie così dette per bene, tra le aule della scuola ed anche nell’oratorio. Quella che ci siamo impegnati a ricostruire, non vuole essere la solita campagna pro o contro l’uso degli stupefacenti di sostanze che possano alterare lo stato psicofisico, bensì è la fotografia di una generazione impegnata a godersi la vita fino in fondo, accompagnata da comportamenti liturgici di genitori, professori, sociologi e psicologi in realtà poco attenti ai problemi giovanili, ai loro disagi e soprattutto alle loro esigenze, certamente mutate rispetto alla generazione passata.
Dai dati emersi si potrebbe sollevare una polemica già fin troppo accesa. Ma il problema così come posto in causa non intende farlo quindi, non è un appello alle forze dell’ordine a recarsi nelle discoteche o nelle università per verificare il rispetto della legge che vieta la vendita e l’uso di stupefacenti.
Il fine della nostra indagine è quindi un altro, quale quello di conoscere perlomeno i comportamenti dei giovani, in che misura questi conoscono i rischia cui vanno incontro. Vogliamo quindi rispettare tutto e tutti, al di là di qualsiasi moralismo e pregiudizio cercando di evidenziare i comportamenti a rischio potendo così tracciare una mappa, sballarsi, ma senza danneggiarsi.

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