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15 maggio 2004

L’antica professione Notarile e la Magistratura

Passiamo ora ad esaminare la figura del Notaio: egli è un pubblico ufficiale incaricato di ricevere, attribuendo loro pubblica fede, gli atti tra vi
Passiamo ora ad esaminare la figura del Notaio: egli è un pubblico ufficiale incaricato di ricevere, attribuendo loro pubblica fede, gli atti tra vivi e quelli di ultima volontà e di esercitare una serie di funzioni concernenti la giustizia. L’esercizio della sua attività risulta essenziale, infatti, per gli atti societari, per quelli riguardanti la sistemazione dei patrimoni familiari e dei rapporti ereditari.
L’aspirante notaio deve sottoporsi ad un periodo di pratica biennale presso uno studio notarile che ogni 2 mesi attesta la continua espletazione della stessa mediante il rilascio di un certificato che bisogna presentare al Consiglio dell’Ordine dei Notai di appartenenza. Se viene saltato un bimenstra (certificato) la pratica si intende interrotta e bisogna ricominciare daccapo.
Si accede a questo concorso rispondendo ad un bando del Ministero di Grazia e Giustizia ove vengono messi a concorso tra i 100 ed i 300 posti. Esso rappresenta il concorso più difficile per un laureato in giurisprudenza. Affinché si possa accedere al concorso è necessario fare una preselezione informatica che bisogna superare senza alcun errore.
Solo successivamente si parteciperà al concorso nazionale, le cui prove scritte si svolgono a Roma per tre giorni consecutivi. Le prove consistono nella redazione di un atto inter vivos, un atto mortis causa ed un ricorso di volontaria giurisdizione, al superamento di queste si viene assegnati al distretto per la sede vacante messa a concorso.
Il concorso per accedervi, come per quello notarile è indetto dal Ministero di Grazia e Giustizia. Le prove consistono in una preselezione, superata la quale sarà possibile accedere agli esami che precedono: la redazione di due temi sulle discipline giuridiche (civile, penale, romano, amministrativo, etc.) ed una prova orale, sempre interdisciplinare. Superato il concorso si accede ad un biennio di uditorato, durante il quale si fa pratica in abbinamento ad un magistrato od a più di essi. Terminato l’uditorato si diventa magistrato vero e proprio e si viene assegnati a funzioni giudicanti (giudice di tribunale) ovvero a funzioni requirenti (ufficio del Pubblico Ministero P.M.).
La strada dunque che conduce all’ambita meta lavorativa è dura e ricca di difficoltà e ben lontani dall’abbandonare gli agoniati libri è proprio dopo la laurea che bisogna dar prova del proprio valore ed impegno.
La laurea in Scienze giuridiche inoltre costituisce titolo di ammissione alla classe di concorso 19/A per l’insegnamento nella scuola media superiore (in particolare negli istituti Tecnici, negli Istituti d’Arte e Professionali) negli insegnamenti giuridici ed economici. Il concorso prevede un totale di tre prove: due scritti ed uno orale miranti a saggiare le capacità e conoscenze dei candidati nelle suddette materie. Vi è poi un’ultima prova, una simulazione dell’attività didattica, per testare la predisposizione all’insegnamento.
Antonietta Capone

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