• Google+
  • Commenta
15 maggio 2004

Missione in Afghanistan

Ci siamo sempre chiesti quali siano le condizioni di vita quotidiana in un paese, come l’Afghanistan, martoriato da anni di guerre e povertà. V.D. 2
Ci siamo sempre chiesti quali siano le condizioni di vita quotidiana in un paese, come l’Afghanistan, martoriato da anni di guerre e povertà. V.D. 24 anni, giovane volontario ISAF ci racconta i suoi quattro mesi di esperienza.
D: Che cosa hai provato dopo l’11 settembre?
R: Timore, non avendo ancora provato le fatiche della vita militare, non avevo ancora l’esperienza e la carica per partecipare ad un possibile conflitto, ero timoroso di una possibile chiamata in guerra in un paese ostile come l’Afghanistan.
D: Perché la scelta di arruolarti nell’esercito italiano e decidere di andare a rischiare la tua vita in Afghanistan?
R: Fin da piccolo aspiravo a far parte dell’esercito italiano, convinto di svolgere una nuova esperienza, di arricchirmi interiormente, conoscendo nuove culture e visitando nuovi posti. In Afghanistan ho scelto io di andare volontario, per aiutare e dare il mio contributo alla costruzione materiale e cercando di dare fiducia a quella popolazione.
D: Qual era il tuo compito e quello delle truppe italiane?
R: Io ed altri 5 italiani ci occupavamo della sicurezza del comandante del contingente italiano ITALFOR, eravamo la sua scorta armata. Svolgendo questo delicato incarico abbiamo avuto modo di vedere il ruolo delle truppe italiane. Noi distribuivamo alimenti e altro materiale proveniente dalle donazioni della popolazione italiana nei villaggi più disagiati.
D: La fame, la povertà è niente rispetto a quello hai visto e vissuto. Racconta la vita quotidiana in quella di Kabul.
R: La povertà è forte in quelle zone, ho visto bambini scalzi nel freddo, bambini ammalati, famiglie che non avevano un ricovero e che per ripararsi dal freddo dormivano sotto i camion, ma quello che mi ha colpito di più è la voglia di tanti bambini di vivere la vita nonostante tutto, la voglia di divertirsi con poco. Ma grazie al nostro aiuto, tante cose stanno migliorando.
D: Quale rapporto avete instaurato con le popolazioni locali?
R: La popolazione afgana, in media, era entusiasta del nostro lavoro e quasi mai ha compiuto gesti ostili nei nostri confronti.
D:Ritieni che la guerra sia l’ unico mezzo per dialogare con questi popoli così diversi dalla cultura occidentale?
R: Secondo me la guerra era l’unica arma a disposizione per estirpare il regime talebano, ma nel contempo gli americani hanno grossi interessi in questa guerra. Il petrolio per gli americani e il controllo dell’economia interna, rappresentano la ricchezza principale di quel paese.
D: Ritorneresti in Afghanistan?
R: Si. Sono convinto che la nostra presenza stà contribuendo a migliorare la situazione in un paese povero e sfruttato da tanto tempo.
Gianluca Fittipaldi

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy