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15 maggio 2004

Sbocchi professionali per i laureati in legge

L’ingresso nel mondo universitario è contrassegnato, per la maggior parte dei giovani, da una scelta maturata tra i banchi di scuola e dettata dalla
L’ingresso nel mondo universitario è contrassegnato, per la maggior parte dei giovani, da una scelta maturata tra i banchi di scuola e dettata dalla predisposizione verso determinate discipline piuttosto che altre. Pochi di loro, però, sanno effettivamente quali sono gli sbocchi professionali, offerti dalla facoltà d’appartenenza, e l’iter che conduce alla realizzazione della meta lavorativa.
La facoltà di Scienze Giuridiche, una delle più frequentate del nostro Ateneo, offre ai propri iscritti un corso di studi finalizzato alla padronanza del sapere giuridico e di adeguate conoscenze comunicative e di gestione dell’informazione. Gli sbocchi professionali che tale Facoltà offre sono molteplici: concorsi nella Pubblica Amministrazione, libera professione, ecc. Appartengono a questo campo disciplinare la professione dell’avvocato, del notaio e del magistrato. Andiamo ad esaminarle brevemente grazie all’aiuto dell’avvocato Marcello Volpe, iscritto dal 1998 presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, ove esercita la sua professione, che ha messo a mia completa disposizione la sua professionalità e grazie ad Angelo Volpe, praticante avvocato dal 01.04.2003. Partiamo dalla professione di avvocato.
Dopo la laurea in giurisprudenza, l’aspirante avvocato deve innanzitutto cercare un avvocato (abilitato da almeno 3 anni all’esercizio della professione) presso cui poter espletare la relativa pratica professionale, di durata biennale. E’ necessario, infatti, ai fini dell’iscrizione nel Registro Speciale dei praticanti avvocati, che il dominus (così viene chiamato l’avvocato presso cui l’aspirante svolge la pratica) faccia un certificato c.d. di inizio pratica che costituisce la conditio sine qua non per poter iniziare effettivamente il tirocinio. Esso consta di attività giudiziale, caratterizzata dalla partecipazione alle udienze, redazione di atti giudiziari, redazione di pareri, approfondimenti dottrinari, ecc. ed attività stragiudiziale quali assistenze contrattuali, redazione di contratti e convenzioni, ecc. Al termine della pratica forense, l’aspirante avvocato deve sostenere un esame scritto tenuto sempre nel mese di dicembre di ogni anno (PER TRE GIORNI CONSECUTIVI), consistente nella redazione di un parere motivato di diritto civile, un parere motivato di diritto penale ed, infine, un atto giudiziario.
Superati gli scritti, si accede all’orale che consiste nel conferire sul programma completo di 5 materie a scelta del candidato (tra cui una procedura obbligatoria a scelta: civile o penale) oltre alla deontologia forense.
Dopo il superamento dell’esame, con l’iscrizione all’Albo professionale, l’avvocato potrà patrocinare innanzi a Tribunale, Corte d’Appello e Giudici di Pace senza limitazione alcuna.
Sarà necessario attendere 12 anni dal superamento dell’esame di abilitazione per avere il Patrocinio presso le magistrature superiori, ossia Corte di Cassazione e Consiglio di Stato. E’ altresì possibile che i 12 anni si riducano a 5 laddove l’avvocato decida di sostenere un esame corrispondente.
Antonietta Capone

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