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15 maggio 2004

Un progetto umano, la libertà di coscienza

Un tema da sempre posto al centro di analisi e dibattiti da tutti i maggiori organismi internazionali, quale diritto essenziale e inalienabile dell’
Un tema da sempre posto al centro di analisi e dibattiti da tutti i maggiori organismi internazionali, quale diritto essenziale e inalienabile dell’essere umano, è quello della libertà di coscienza. Il tema, come è appena necessario avvertire, non è di quelli che consentano analisi univoche. Ma proprio questa è una delle ragioni che ne rendono indispensabile l’approfondimento, in un tempo in cui si parla di dialogo, di pluralismo, di tolleranza etc. mentre, all’opposto, si consumano tragici riti di violenza o si celebrano parole e gesti d’odio e d’intolleranza.
Con la percezione puntuale delle drammatiche tensioni che dividono l’umanità e dei grandi conflitti che tormentano nuclei sociali più o meno grandi, riteniamo che analizzare motivi di libertà di coscienza significa cogliere e proporre l’intima essenza di tutte le libertà. Per fare ciò è necessaria un’operazione culturale in seno alle democrazie occidentali, onde liberare le stesse da possibili rigurgiti oscurantisti posti in essere da chi, ispirato da bramosia di potere, ha sempre cercato di eliminare quello che, a giudizio di tutti i veri democratici, è uno degli anelli portanti della catena istituzionale.
La libertà di coscienza deve diventare progetto comune e meta indispensabile per ogni essere umano. Non dimentichiamo che la prima libertà soppressa dalle dittature, anche quelle velate di “democrazia”, è proprio quella di coscienza. I grandi pensatori di tutti i tempi (v. Kant) hanno dovuto fare i conti con la tirannide, il cui primo sussulto, è stato sempre quello della omologazione del pensiero. Oggi occorre constatare che la libertà di coscienza resta un diritto fittizio per un numero incalcolabile di persone, e nella nostra nazione, questo dato è reso ancora più preoccupante da stati d’animo, mentalità, atteggiamenti di costume non soltanto della classe politica al potere, ma di tutti i settori e delle classi subalterne della società, da cui, all’indomani del 27 gennaio (giorno della memoria, per ricordare le nefandezze della shoà), emerge strisciante e nauseabondo, uno stupido e ignorante (elementi che sempre si accompagnano) antisemitismo. Non saremo mai abbastanza numerosi nel far sentire la nostra sdegnosa disapprovazione contro l’ignominia che soffondono le scritte apparse sui muri di Roma.
La libertà di coscienza è un elemento cardine nell’esercizio dei diritti umani e implica più che una coesistenza pacifica mutuamente tollerata tra diverse posizioni. Essa richiede l’instaurazione di un vero dialogo tra culture e civiltà, in seno alle quali le religioni si iscrivono e devono essere comprese. È, questa, una battaglia di largo respiro che presuppone l’esistenza di un quadro legale che consenta a ciascuno l’espressione libera delle proprie convinzioni nel rispetto dell’altro. Se l’uomo moderno non sarà capace di fare ciò, non ci resterà che concludere con Salvatore Quasimodo: “Uomo del mio tempo, sei ancora quello della pietra e della fionda…”.
Franco Grillo
Ass. “Martin Luther King”

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