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15 maggio 2004

Un’amicizia speciale

Ecco la storia di due ragazzi; Itai e Hanas,due ragazzi come tanti altri, che vivono in due città diverse, distanti tra loro dieci minuti di automo
Ecco la storia di due ragazzi; Itai e Hanas,due ragazzi come tanti altri, che vivono in due città diverse, distanti tra loro dieci minuti di automobile.
Tutto cambia se le due città sono l’una, l’israeliana Gerusalemme, e l’altra, una delle “più Palestinesi”, Hebron. Itai, il ragazzo di Gerusalemme, mi spiega che sono in Italia con una borsa di studio organizzata ed erogata grazie alle sinergie di “Provincia di Salerno” e “Bimed”. “Parlatemi dei vostri Paesi, delle loro culture” chiedo subito. Loro, disponibilissimi, mi rispondono. Itai ci dice : “Istraele è in tutto e per tutto un paese occidentale”. Hanas invece ci rivela : “trovandosi Hebron nel sud della Palestina assomiglia un po’ al vostro meridione italiano,per ragioni storiche e culturali, non c’è la stessa ampiezza di vedute che si può trovare nelle città più settentrionali”. Poi spiega che la sua città e Gerusalemme distano dieci minuti di automobile in “tempo di pace”…Eh già!In tempo di pace, perché attualmente con tutti i ceck-point da attraversare ci si può impiegare anche 24 ore. Se ci si riesce! Li invito a parlarmi del loro rapporto e di quello dei propri popoli. Senza esitazioni mi rispondono entrambi allo stesso modo: “ il nostro è un rapporto d’amicizia che cresce giorno per giorno, tra noi c’è grande rispetto”. Poi facciamo un gioco, chiedo loro di chiudere gli occhi: per un momento siete diventati i capi di stato dei vostri rispettivi governi, cosa fate? All’inizio sorridono, ma con la più grande serietà, senza esitazione, mi rispondono…”ci tenderemmo la mano”. Allora, sempre mentre hanno gli occhi chiusi, chiedo loro di mandare un messaggio alle proprie genti, tanto dico scherzando, Controcampus arriverà anche lì nei loro Paesi. Chissà forse Qualcuno ce lo manderà! Sorridendo e sempre con gli occhi chiusi di chi sta sognando qualcosa che vuole fortemente, mi rispondono : “ tornando nelle nostre città non abbiamo intenzione di starcene con le mani in mano, ci faremo portavoce di quest’esperienza facendo capire ai nostri popoli che un giorno c’è stata un’amicizia tra un Palestinese e un Israeliano, che è stata bellissima e che ce ne potranno essere tante altre”. Poi ho detto loro che l’intervista era finita, hanno riaperto gli occhi, un po’ rapiti da quel gioco ho capito che avrebbero continuato a sognare!

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