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24 giugno 2004

Euro 2004, Italia fuori al primo turno

Il fantasma da tutti temuto si è materializzato: l’Italia è fuori dagli Europei di calcio. Non pensiamo, però, che questa sua apparizione sia frutto dIl fantasma da tutti temuto si è materializzato: l’Italia è fuori dagli Europei di calcio. Non pensiamo, però, che questa sua apparizione sia frutto di un caso isolato, un colpo di sfortuna condito da un pizzico di “politicamente scorretto” in salsa scandinava. Non siamo usciti a causa del pareggio “combinato” fra Danimarca e Svezia; sarebbe troppo comodo, e troppo italiano, ripulirsi la coscienza come due anni fa, quando le nostre lacune furono nascoste dalla grottesca sagoma antropomorfa di un certo Byron Moreno. Se il livello espresso dal Campionato avesse trovato riscontro nella Nazionale, avremmo dovuto annientare comunque la Corea del Sud. E oggi, allo stesso modo, avremmo dovuto annientare Svezia e Danimarca, dinamiche squadre del nord, sicuramente ben organizzate e atleticamente reattive, ma, obiettivamente, inferiori sotto l’aspetto tecnico, come oggettivamente riscontrabile dagli ingaggi degli atleti. Del resto, abbiamo dovuto faticare tanto anche per strappare uno striminzito due a uno contro la cenerentola Bulgaria, un risultato maturato più sui nervi che sulle prestazioni. Non ci sono attenuanti. Né si può colpevolizzare più di tanto Totti, autore di uno gesto deprecabile, ma non per questo responsabile di questa ennesima Caporetto: il fantasista capitolino è, sicuramente, un fuoriclasse, capace di dare quel qualcosa in più, ma rappresenta solo uno dei convocati, uno che, essendo fino a prova contraria un essere umano, potrebbe infortunarsi o potrebbe rendere poco. La colpa, come sempre accade, è dell’allenatore, e questo, in un’ottica minimalista, è probabilmente vero: il Trap non ha saputo catalizzare l’estro offensivo degli elementi, non ha saputo preparare le gare, non ha saputo leggere le partite. Ma avremmo davvero potuto aspettarci qualcosa di diverso?!? E’ difficile aspettarsi un calcio spumeggiante ed offensivo da chi ha costruito le sue fortune su un calcio prettamente difensivo, quando i ritmi erano diversi, gli atleti erano diversi, i conti in banca erano diversi. Questo nuovo filone demodé, inaugurato da Cesarone Maldini, proseguito da Zoff, e sfociato nel Trapattonismo e nel Post-Trapattonismo, merita davvero una conclusione; e quella della triste serata di Guimaraes non poteva che essere la migliore, improntata sul pathos melodrammatico così tanto caro al popolo italiano. Se il Campionato esprime il calcio attivo e dinamico dei vari Lippi (attualmente senza contratto), degli Ancellotti, dei Capello, dei Prandelli, dei Mancini e dei Del Neri, è possibile tollerare in Nazionale dettami tattici del tipo “Il due marca l’undici, e il cinque marca il nove”? Crediamo di no.

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