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12 ottobre 2004

COURTNEY LOVE: AMERICA’S SWEETHEART

Finalmente è ritornata la signora Cobain con l’attesissimo debutto solista dopo lo scioglimento ufficiale delle Hole del 2002 e del loro ultimo lavoroFinalmente è ritornata la signora Cobain con l’attesissimo debutto solista dopo lo scioglimento ufficiale delle Hole del 2002 e del loro ultimo lavoro “Celebrity skin” targato ’98.
Love Michelle Harrison – questo il suo nome di battesimo – in questi anni d’attesa spasmodica per i suoi fan più accaniti (ammesso che ancora ce ne fossero…) ha fatto parlare tanto di sé solo in ambito extra-musicale perdendo molta credibilità nel grande mondo del rock firmando contratti milionari con linee d’alta moda quali Valentino, cimentandosi per l’ennesima volta in apparizioni filmiche probabilmente riuscendoci anche in modo discreto, coprendo le copertine di Vanity Fair o di altri giornali di gossip per un probabile nuovo flirt, ma anche apparendo dinanzi alle telecamere al di fuori dei tribunali per qualche altra causa dovuta al suo perenne problema della dipendenza dalle droghe o per le sue clamorose denunce contro la sua ex-casa discografica o contro gli ex-Nirvana per accaparrarsi i diritti economici dei loro inediti.
Ebbene, la lunga attesa forse non ha ripagato nel migliore dei modi perché AMERICA’S SWEETHEART è un album come tanti, un misto di ruvide urla, spesso volutamente stonate, che esplodono più volte in ritornelli melodici, con però una buona dose di grunge, punk, rock, ma anche patetiche ballate mal riuscite; ed è uno di quegli album che già al quarto – quinto ascolto finisce nell’interminabile discoteca di ognuno di noi per forse non ritornare chissà quando nel lettore dello stereo, se non magari soltanto per verificare che ci sono dei brani un po’ troppo ispirati ad altri, come gli accordi di “I’ll do anything” che anche per un orecchio non proprio esperto riportano a quelli di “Smells like teen spirit” del tanto compianto marito, nonché leggendario Kurt.
“Mono”, ovvero la traccia che introduce l’album e che è stato anche il singolo di lancio, è ben curata ed orecchiabile, il video girato è molto provocatorio ma allo stesso tempo ambiguo perché si scaglia contro gli stessi media che l’han resa famosa; infatti si vede la rocker in versione “bella addormentata nel bosco” che deve sfuggire a centinaia di fotografi che la rincorrono per tutto il video affinché la rock-lady non viene difesa da quattro mini-Courtney armate di motosega che spuntano da sotto la sua lunga gonna; ma tutto ciò è passato quasi inosservato alla critica che invece è rimasta perplessa dinanzi alla seguente strofa della medesima canzone che recita

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