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15 novembre 2004

Certi Bambini, da un romanzo di Diego De Silva

Ogni persona racconta la propria storia nelle rughe sul viso, nelle cicatrici, nei suoi occhi. Ci sono facce aduse al sorriso, altre al pianto, altr
Ogni persona racconta la propria storia nelle rughe sul viso, nelle cicatrici, nei suoi occhi. Ci sono facce aduse al sorriso, altre al pianto, altre ancora che sanno esprimersi solo con smorfie paurose. Ci sono volti che non conoscono carezze, ma solo percosse impietose. E ci sono gli occhi di certi bambini che salutano per un’ultima volta la propria infanzia, poco prima di esplodere cinque colpi a bruciapelo contro un uomo. Certi Bambini, film diretto dai gemelli Andrea ed Antonio Frazzi, tratto da un romanzo dello scrittore salernitano Diego De Silva, si inabissa in un baratro dove, nell’oscurità, si muovono moderni scugnizzi che si arrangiano come possono, baby killer e piccoli criminali di ogni giorno. La storia è girata in una Napoli allargata che prende a prestito alcuni scorci di Salerno, come il porto, “largo campo”, palazzo Genovesi, il bowling e via Allende. La magia della celluloide fa si che il proscenio, lo spazio antistante la macchina da presa, dilati ancor più Napoli fino ad inghiottire Salerno col suo centro storico, rendendolo teatro della dissoluzione dei piccoli protagonisti, travolti da una società che ne sfrutta l’impunibilità e l’ultimo barlume di innocenza. Da un malavitoso pedofilo, apostrofato “Zucchero e cannella” per i suoi problemi di diabete, che assolda monorenni per dei “lavoretti” nelle case, ad un giovane boss emergente, maestro di vita e di criminalità, passando attraverso le figure di una ragazza madre e di un prete coraggioso di una casa d’accoglienza, Certi Bambini descrive con un continuo alternarsi di emozioni e raggelanti sorprese, una realtà che forse non è solo finzione cinematografica, ma che sempre più spesso impariamo a conoscere come vera attraverso la cronaca nera.

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