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16 novembre 2004

Rugby Jaguar test match: Italia – Nuova Zelanda 10 – 59

ROMA – Termina con una sonora sconfitta per gli azzurri il match con gli All Blacks. Il dream team della palla ovale ritorna in penisola dopo quattro ROMA – Termina con una sonora sconfitta per gli azzurri il match con gli All Blacks. Il dream team della palla ovale ritorna in penisola dopo quattro anni di assenza creando tanto entusiasmo e fermento tra gli appassionati di rugby; e ciò lo si denota sin dai primi minuti del pre-partita quando un boato accoglie l’arrivo in tribuna del più grande rugbista di tutti i tempi: Jonah Lomu. Il Flaminio è colmo di tifosi colorati d’azzurro che fanno festa fuori e dentro lo stadio, ma che zittiscono al momento più atteso della giornata: la “Haka”, ovvero la danza Maori che ha reso celebre l’imbattibile formazione dell’estremo sud-est australe. Il gioco offerto dai neozelandesi è la pura essenza del rugby, e dopo soli 10 minuti siamo sul risultato di 0-21 con tre mete realizzate in estrema scioltezza per la nazionale ospite. Velocità, forza fisica, tecnica ma soprattutto spettacolo le armi in più degli avversari, e al termine dei primi 40 minuti di gioco il punteggio è di 3-35 con l’unica marcatura azzurra realizzata grazie al calcio piazzato del nostro “neozelandese” Wakarua. Nella ripresa un’Italia più convinta e meno impaurita riesce a giocare qualche palla in più, e a creare qualche buona iniziativa. Nonostante però la continua supremazia dei “tuttineri”, il Flaminio esplode al 74’ alla realizzazione della nostra unica meta: Rokocoko non aggancia una palla in fase discendente, ne approfitta il giovane promettente Travagli (soli 21 anni per lui) che scatta e libera sulla destra Mauro Bergamasco che dalla tre quarti campo cavalca solitario verso la linea di meta, appoggiando la palla al centro dei pali. A fine gara invasione pacifica di campo di tanti giovani festosi alla ricerca vana di un cimelio, ma poi tutti si stringono intorno a Mauro Bergamasco che viene portato in trionfo come salvatore della Patria, come colui che ha osato varcare l’inviolabile linea dei Maori. Abbastanza soddisfatto coach John Kirwan che a fine gara rammarica di aver visto i suoi ragazzi giocare solo i secondi quaranta minuti, ma nonostante tutto è contento di essersi misurato con i migliori: “solo così possiamo migliorare, confrontandoci con i più forti”. Medesime parole per capitan Bortolami: “peccato per il primo tempo, ma la cosa che più ci fa piacere è vedere oltre ventimila persone in festa tutte per noi, un emozione davvero da brividi”. Quindi un’Italia bella a metà ma che ben promette per il prossimo “6 nazioni” di Febbraio, dove si punta certamente al record mai raggiunto di due vittorie; ma prima c’è ancora tempo per l’ultimo dei tre test match previsti, che si terrà a Biella contro gli U.S.A. il prossimo 27 novembre.

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