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15 novembre 2004

Sibilla Aleramo: Una donna

E’ il 1906 quando il romanzo di Sibilla Aleramo viene dato alle stampe. Un secolo che per nulla si avverte in queste pagine che rivelano una sensib
E’ il 1906 quando il romanzo di Sibilla Aleramo viene dato alle stampe. Un secolo che per nulla si avverte in queste pagine che rivelano una sensibilità tutta femminile nel narrare una vita che sembra accostarsi a quella di molte altre donne dell’epoca. Ma Sibilla, il cui vero nome era Rina Pierangeli Faccio, trovò nella scrittura una dimensione di salvezza. Nata nel 1876 ad Alessandria e trasferitasi da bambina a Portacivitanova, è qui che ambienta il suo romanzo d’esordio. La vediamo infatti bambina all’inizio della narrazione, vivere un’infanzia “libera e gagliarda” al fianco di un padre amico e unico “uomo giusto”, complice, colto, ateo e a suo modo speciale. Un rapporto che pare inscindibile fino al sopraggiungere dell’adolescenza tradita, sconvolta da un doloroso stupro a soli 16 anni. Aveva sognato l’uomo ideale Sibilla, l’aveva forse identificato con quel padre unico, ”nobile” e invece sposerà colui che l’ha violentata, un paesano gretto ed ignorante. Inizia così la segregazione che per un momento trova un senso nella nascita di un figlio, unico motivo per andare avanti, unico motivo per cui inizia a scrivere. Ma poi quel germe di ribellione che da sempre covava in lei la porta ad una presa di coscienza, l’evasione nelle pagine diviene fuga vera, abbandonerà anche il figlioletto che forse mai più rivedrà. E mai più smetterà di pensare a lui, che sarà educato dal padre al culto della forza e della violenza, lui che forse la odierà o peggio la dimenticherà… E’ la lotta di una DONNA, di tutte le DONNE quella di Sibilla, autrice a volte fraintesa o presa in considerazione più per le sue fugaci relazioni amorose (celebre quella con lo scrittore Dino Campana) che per le sue doti artistiche. Una battaglia contro le usurpazioni maschili per una donna che ha avuto un padre amico e si ritrova accanto un marito padrone. Una donna che non vuol essere più un fiore fragile e delicato che chiunque può cogliere, coltivare e mettere in vaso. La Aleramo rappresenta tutte le donne che stanche di essere un fuscello, vogliono divenire arbusti, seppur graziosi e fioriti, comunque forti.
Roberta Paraggio

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