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19 dicembre 2004

Sheva si schianta sul palo

Giocano la prima contro la seconda. Giocano Nedved (Pallone d’Oro uscente) e Shevchenko (Pallone d’Oro entrante), Del Piero (simbolo bianconero) e CosGiocano la prima contro la seconda. Giocano Nedved (Pallone d’Oro uscente) e Shevchenko (Pallone d’Oro entrante), Del Piero (simbolo bianconero) e Costacurta (capitano in sostituzione dell’infortunato Maldini), Emerson e Kakà, Crespo e Ibrahimovic, Buffon e Dida. Giocano 54 scudetti, tra cui gli ultimi tre. Giocano Juventus e Milan. Risultato: incredibile ma vero, 0-0. L’anno solare si chiude così, con la classifica invariata che vede la Signora a +4 dai campioni in carica. Ci si attendeva tanto da questa sfida e tanto si è visto, ma forse non si è visto ciò che si pensava. Era atteso un Diavolo arrembante dopo aver sommerso di reti la Fiorentina solo sei giorni prima; era attesa una Juve decisa ad ammazzare il torneo. Invece i bianconeri si sono ritrovati, come pure si era visto a Bologna, a corto di energie a seguito di un inizio di stagione intensissimo, mentre i rivali ci hanno provato in tutti i modi, ma non ce l’hanno fatta: la sensazione è quella di un’occasione sprecata.
Per i rossoneri la serata non era iniziata benissimo. Difatti, durante il riscaldamento, Paolo Maldini si è bloccato. Un vantaggio enorme per il temuto Ibrahimovic, anche se Costacurta è sempre una sicurezza. E sicurezza si è rivelato. Immortale, il trentottenne Billy non ha sbagliato niente e l’assenza del numero 3 non si è affatto sentita. La gara ha mostrato subito la sua faccia: il Milan a far gioco ed attaccare costantemente e la Juve a difendersi in modo esemplare e ripartire in contropiede. Già dopo 4’ Sheva sfugge ai difensori avversi e mette in mezzo; Crespo si avventa sulla palla convinto di sbatterla comodamente in rete, ma Zebina lo trattiene e l’arbitro l’arbitro Bertini fa proseguire. La Juve fatica a costruire; le sue ripartenze sono lente e per niente incisive, Ibrahimovic perde presto la voglia di fare da boa e Del Piero praticamente non c’è. Nedved non è ispirato e, mentre Emerson cerca di opporsi a Kakà, i suoi compagni sono spesso costretti ad affidarsi ai lanci lunghi. Di fronte a tutto ciò, Nesta e compagni se la spassano, ma pur con una manovra veloce e brillante, riescono raramente ad arrivare alla conclusione. Su una di queste, Sheva prova a battezzare il premio da pochi giorni ricevuto a Parigi, ma il legno alla destra di Buffon gli dice no. Le altre due portano le firme di Seedorf e Cafù, i cui tentativi vengono sventati dall’estremo difensore di Capello.
La ripresa si svolge sulla falsa riga del primo tempo: Milan in avanti e Juve alla ricerca del colpo a sorpresa o, più verosimilmente, di mantenere intatto un risultato ottimo in vista della sosta. Ma i minuti passano, la stanchezza affiora e agli Ancelotti-boys non riesce di mantenere lo stesso ritmo dei primi 60; così la prima vera chance capita sui piedi di Cannavaro, che sugli sviluppi di un calcio d’angolo spedisce fuori. Mancano circa 10’ e il big-match assume sempre più le sembianze di una gara in cui nessuno vuole rischiare, preferendo accontentarsi di un pareggio che lascia tutti con l’amaro in bocca. Solo nel finale Pirlo sfiora la rete, magistralmente servito da Shevchenko. Occasione sprecata: specchio di una partita che poteva dire tanto, ma ha detto solo che la Juve è stanca e farà bene a ricaricarsi durante le vacanze, perché questo Milan poteva davvero farle male se solo avesse voluto.

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