• Google+
  • Commenta
30 dicembre 2004

Un anno di calcio

Quando si dice iniziare col botto: il primo colpo al 2004 lo ha dato l’Italia con la supersfida Roma-Milan segnata dalla doppietta di Andriy ShevchenkQuando si dice iniziare col botto: il primo colpo al 2004 lo ha dato l’Italia con la supersfida Roma-Milan segnata dalla doppietta di Andriy Shevchenko, che espugna l’Olimpico giallorosso quasi a voler mettere in chiaro che questo sarà il suo anno. Il big-match del 6 gennaio è la sfida della svolta che lancia i rossoneri verso la rimonta che li porterà al trionfo nazionale proprio nella gara di ritorno, a maggio. Ma gennaio propone anche un’altra sorpresa: al torneo preolimpico sudamericano, la selezione brasiliana, priva delle stelle Kakà e Adriano, perde contro il Paraguay ed è costretta a rinviare il sogno di completare il suo palmares con l’oro olimpico.
Mentre i vari campionati nazionali prendono la loro strada con le marce decise di Porto, Arsenal, Werder Brema e Ajax, che finiranno in testa, riparte la Champions League. L’inizio è da brividi: il 24 febbraio all’Olympiastadion di Monaco di Baviera il Bayern Monaco ospita il Real Madrid padrone della Liga spagnola. La papera di Kahn spiana la via ai galacticos, che al ritorno si imporranno con una perla di Zidane. Il giorno dopo, mentre il Deportivo La Coruna supera una Juve spenta, il Porto di Mourinho posa la prima pietra verso il trionfo finale; il 2-1 firmato da Benny McCarthy stende il Manchester United, incapace due settimane dopo di capovolgere il verdetto. Gli ottavi premiano anche Monaco, Arsenal, Milan, Chelsea e Lione, senza lasciar capire quale sarà il futuro, ma togliendo importanti energie psico-fisiche alle corse nazionali.
A marzo proseguono le grandi sfide della SerieA. Il Milan, dopo aver superato con una rocambolesca rimonta l’Inter nel derby, stende anche la Juve, che poi sarà strapazzata con un umiliante 4-0 anche dalla Roma di Capello, che dirà: «Alla Juventus non andrò mai». Viva la sincerità . . . I quarti di finale delle coppe europee vedono il declino delle italiane. Dopo le debacles di Juve e Roma nel turno precedente, cadono pure le milanesi: una povera Inter cede all’Olympique Marsiglia; ma è il caso del Milan il più clamoroso. Dopo le gare di andata sembrava tutto già scritto, col Porto che stende i campioni di Francia, il Real Madrid che rifila un 4-2 al Monaco dell’ex Morientes e i diavoli che danno una lezione di calcio ai giustizieri della Juve, mentre solo il derby inglese (Chelsea-Arsenal 1-1) resta in equilibrio. Saranno i gol apparentemente inutili a fare la differenza: inutile sembrava la rete di Morientes al 90’ del Santiago Bernabeu, anche perché il primo tempo del Luis II si chiude con il vantaggio realizzato splendidamente da Raùl; finirà 3 a 1 per i monegaschi. Il Milan osserva, felice anche della caduta dell’Arsenal all’ultimo minuto del derby di Highbury Park. La strada verso la seconda vittoria di fila sembra spianata, ma in Galizia accade l’inspiegabile. Il team di Ancelotti è convinto che sia finita, i padroni di casa no; ci credono, spingono consci che un 3-0 “basterebbe” dopo la rete di Pandiani (lo 0-1 di una gara che terminò 4-1) a San Siro: 4-0 e La Coruna a sfidare i Dragoes di Oporto. Le sfide di coppa fiaccano, come si diceva, anche a livello emotivo e infatti il Monaco che va avanti crolla in League1, mentre il Lione che esce vola verso il terzo titolo consecutivo; il Madrid cade in un buio profondo, che lo porterà a perdere la finale di Coppa del Rey contro il Saragozza e la Liga, sperperando gli otto punti di vantaggio accumulati sul Valencia. Le sconfitte pungono nell’orgoglio Milan e Arsenal, inafferrabili in patria con le reti di Sheva ed Henry. Le vittorie gasano Porto e Valencia (dominatore in Uefa), che prendono la guida sicura dei rispettivi campionati; la terranno sino al termine. Il resto della storia europea 2003-2004 vede incisi nella storia i loro nomi: identica sicurezza, identica filosofia nell’affidarsi al gruppo più che ai singoli, sempre pronti però a fare la differenza. Identici anche i risultati. Il 19 maggio a Goteborg i levantini superano 3-0 il Marsiglia, complice una doppietta di Mista; il 26 a Gelsenkirchen i dragoni di Portogallo fulminano 3-0 il Monaco con le perle di Deco. È il preludio al sorpresone estivo. Gli europei attendono, infatti solo i verdetti dei campionati nazionali. Il 2 maggio Shevchenko realizza la rete che consegna il diciassettesimo scudetto al Milan, nella sfida di San Siro contro la Roma. Il crollo degli dei merengues viene concluso dal sorpasso al secondo posto del Barça di Rijkard, che alla fine del girone d’andata era a –17. In Bundesliga non riesce, invece, la rimonta al Bayern Monaco e dopo dieci anni torna sul trono di Germania il Werder Brema del bomber Ailton.
La manifestazione per le rappresentative nazionali in Portogallo si rivela un susseguirsi di pronostici sbagliati: la crisi-Real si ripercuote anche sulla Spagna, preceduta nel gruppoA dai padroni di casa e dalla Grecia; nel gruppoB passano Inghilterra e Francia; nel gruppoC si chiude l’annata-no dell’Italia. Dallo sputo di Totti a Poulsen fino alla “torta scandinava”, sarà un continuum di delusioni azzurre; infine il gruppoD, il più equilibrato, in cui una splendida Repubblica Ceca si impone a punteggio pieno con i gol di Baros, mentre la Germania affonda e l’Olanda (forse la squadra tecnicamente più dotata) stenta. Ai quarti proseguono le sorprese: dopo la Spagna, è il turno dei campioni in carica della Francia essere eliminati dalla Grecia (1-0, gol di Charisteas). L’Italia viene vendicata da Olanda e Repubblica Ceca, mentre il Portogallo supera solo ai rigori un’ottima Inghilterra, nella gara indicata come la più spettacolare del torneo. La “furia ceca” si ferma in semifinale, dove vince ancora la sorprendente ed essenziale compagine ellenica, che in finale ritrova il Portogallo. Il verdetto sembra scontato; i padroni di casa avevano sempre convinto, ma si impantanano nel catenaccio allestito dai biancazzurri: la coppa d’Europa finisce ad Atene; gli eroi sono il capitano Zagorakis (premiato quale miglior giocatore del torneo), il fantasista Karagounis, il roccioso Dellas e il bomber Charisteas, autore di poche ma decisive reti, tra cui quella della finale. La Coppa America va al Brasile di Adriano (7 gol in 6 gare), le Olimpiadi vedono l’Argentina di Tevez oro, il Paraguay argento e l’Italia di Gilardino bronzo (non accadeva dagli anni Trenta).
Sconvolto dall’anti-calcio visto a Lisbona e dintorni, il calcio riparte con la voglia di cambiare marcia e . . . allenatore: Lippi lascia la Juve a Capello e prende il posto di Trapattoni (che va al Benefica) sulla panchina azzurra; a Roma va Prandelli (Silvio Baldini a Parma) su sponda giallorosa, mentre i biancazzurri del neopresidente Lotito si affidano al tecnico delle giovanili Caso (esonerato a fine anno), perché l’Inter gli strappa Mancini. A Madrid va Camacho, il Chelsea di Abramovich si affida a Mourinho (DelNeri a Oporto), dopo l’esonero di Ranieri; l’italiano va a Valencia al posto di Benitez (Liverpool). Ma alcuni dureranno poco: il Porto esonera misteriosamente DelNeri; Prandelli lascia per problemi familiari, con la Roma che prende prima Voeller e poi a fine settembre (dopo molti risultati negativi) DelNeri; nello stesso periodo il Real accetta le dimissioni di Camacho e si affida al suo secondo, Mariano GarciaRemòn. I principali colpi di mercato li mettono a segno proprio il Madrid (Samuel e Owen, sostituiti nei rispettivi club da Mexes e Cissè), il Barcellona (Deco e Giuly), il Chelsea (Drogba, Carvalho, Kezman) e Juve (Ibrahimovic).
La nuova stagione vede queste ultime tre protagoniste sia in patria che in Champions, mentre i madrileni stentano sempre. Partono forte anche Arsenal, Lione e Milan (che ad agosto vince la Supercoppa italiana con un tris di Sheva alla Lazio), mentre vanno a corrente molto alterna Valencia (campione in Supercoppa Europea con una rete di DiVaio), Inter e Manchester; deludono Monaco (che, però, va agli ottavi di Champions), Porto (che si consola anche con l’ultima Intercontinentale) e Bayern, che tra mille difficoltà riesce a qualificarsi nel girone europeo della Juventus e chiude l’anno in testa alla Bundesliga a pari punti con lo Shalke04. La doppia sfida della terza e quarta giornata di Champions League tra il Milan e il Barcellona è il meglio che il calcio europeo offre in questo anno solare; finisce pari (1-0 rossonero a San Siro e 2-1 blaugrana al Nou Camp), ma la sfida per il Pallone d’Oro la vince 2-1 Shevchenko su Ronaldinho, che in Catalunia realizza, però, un gol da favola. Il brasiliano si rifà con il World Payer Fifa, in cui precede Henry e l’ucraino. L’anno si chiude con un botto da Madrid: Perez strappa prima Sacchi (direttore generale) al Parma, poi Luxemburgo al Santos appena laureatosi campione del Brasileirao con le reti di Robinho, terzo dietro Tevez (che viene ceduto al Corinthias) e Mascherano nel Pallone d’Oro sudamericano, pronto ormai al grande salto in Europa, dove pare sia pronta ad accoglierlo proprio la “camiseta blanca”.

Google+
© Riproduzione Riservata