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17 dicembre 2004

Uno Sheva tutto d’oro

Lo aveva atteso, lo aveva desiderato, pur non facendone mai un’ossessione; perché per lui viene prima il gruppo, ma con la consapevolezza che se il grLo aveva atteso, lo aveva desiderato, pur non facendone mai un’ossessione; perché per lui viene prima il gruppo, ma con la consapevolezza che se il gruppo va bene lui va alla grande. Alla fine è arrivato. Segnatevi la data: 13 dicembre 2004. È il giorno in cui il calcio incorona il “re dell’Est” a “re d’Europa”. Andriy Shevchenko è salito sul trono con la consueta semplicità e con un po’ d’imbarazzo. Avrà sentito su di sé gli occhi severi del Colonnello Valery Lobanovsky che da lassù lo rimproveravano per la troppa appariscenza di un evento annualmente atteso con grande enfasi da tutto il mondo del pallone. Il giorno prima aveva detto di sentirsi a disagio in una situazione come questa, perché lui non è un individualista; e, infatti, appena ricevuto il premio, in conferenza stampa ha fatto subito la sua speciale dedica alla gente ucraina, in un periodo in cui il suo Paese è in difficoltà, con le elezioni annullate, le manifestazioni di piazza, etc. Ha ricevuto 175 voti, contro i 139 di Deco e i 133 di Ronaldinho, che hanno completato il podio. Gli altri sono staccatissimi: 80 Henry, 44 Zagorakis (!), 27 Adriano, 23 Nedved, 22 Rooney, 18 Ricardo Carvalho e VanNistelrooy, seguendo via via Charisteas (15), Baros e Cristiano Ronaldo (11), Ibrahimovic, Kakà ed Eto’o (7), Dellas, Buffon, Morientes, Drogba e Lampard (5), Figo (4), Zidane (3), Baraja, Giuly, Maniche e Nikopolidis (2), per finire con Maldini e Vicente nominati con un solo voto a testa. Scorrendo questa classifica non si può non restare di tanto in tanto sorpresi; nel notare ad esempio che lo Zagorakis campione d’Europa ha ottenuto ben 17 voti in più dell’Adriano campione del SudAmerica, o nel vedere i 15 voti del mattatore di Lisbona, il buon Charisteas, che si piazza subito a ridosso della top ten. Sorprende vedere che Paolo Maldini era indicato da tanti colleghi come uno dei meritevoli ed invece ha ricevuto un solo voto. Inquieta, invece, non leggere affatto nomi quali quelli di Ronaldo, Raùl, Totti, Dida, Roberto Carlos . . . .
Dubbi, tanti, che ci ritroviamo ogni anno. Ma anche dubbi che non abbiamo mai sui primi tre o quattro. Thierry Henry ha trascinato l’Arsenal al trionfo in Premier League, non fa mai mancare il suo apporto in fase realizzativa, ma dà sempre la sensazione di mancare nei momenti clou (vedasi Champions League ed Europei). Ronaldinho è la gioia del calcio, passione infinita, la palla sempre attaccata ai piedi e la sensazione che stia spiccando il volo verso chissà quali mirabilie nel prossimo futuro: il gol che ha affondato l’imbattibilità europea del Milan in questa stagione sembra uscito da uno degli innumerevoli spot di cui è sempre felice protagonista. Deco è stata la stella più vincente dell’anno: campionato portoghese, Champions League (con suo gol in finale), secondo posto in Coppa di Portogallo e (soprattutto) Europei, più lo splendido inizio di stagione suo e del suo Barça. Infine il vincitore. Cosa dire di Shevchenko? Ha vinto campionato e supercoppa nazionale in Italia, collezionando in queste due competizioni un totale di 27 gol in 35 gare; ha trascinato il Milan per tutto l’anno, dalla SerieA scorsa a quella in corso; non ci fosse stata la sciagurata notte di galiziana di aprile, forse lo avrebbe trascinato anche sul tetto d’Europa. Succede a Pavel Nedved (settimo), altro uomo dell’Est, e succede a Oleg Blochin, unico ucraino a vincere il premio prima di lui; ma succede anche a Gianni Rivera, Marco VanBasten, Ruud Gullit e George Weah, milanisti sul tetto di Parigi in passato. Lo fa con timidezza, semplicità, dando una speranza a chi nella sua amata patria ha un sogno: «io ce l’ho fatta» dice «possono farcela anche altri in Ucraina».

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