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3 febbraio 2005

La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto”

La raffinatezza e l’aureo splendore di quell’arte prodotta ancor prima che i capolavori del Cimabue segnassero, si dice, la nascita della pittura italLa raffinatezza e l’aureo splendore di quell’arte prodotta ancor prima che i capolavori del Cimabue segnassero, si dice, la nascita della pittura italiana, sarà protagonista della prima tappa di un progetto triennale di esposizioni, nato dalla collaborazione tra il ministero dei Beni Culturali (soprintendenza di Pisa) e la Santa Sede (Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa). Prima meta d’approdo dell’ambizioso progetto culturale dedicato alle origini della pittura cristiana in Occidente sarà Pisa. Il Museo nazionale di San Matteo, che ha sede nell’ex monastero affacciato sul Lungarno, ospiterà, infatti, dal 25 marzo al 25 giugno, la singolare mostra “Cimabue a Pisa. La pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto”. La ricca ed importante rassegna esporrà il meglio dei lavori prodotti nell’artisticamente feconda e brulicante Pisa del Duecento: un centro, in conseguenza delle sue intense frequentazioni commerciali, politiche e militari, fra i più importanti e precoci nella tramitazione, in Italia, delle più aggiornate ricerche dell’arte bizantina. Ad essere esposte al San Matteo saranno più di 100 opere di altissima qualità provenienti da biblioteche, chiese e musei di Pisa e provincia, e opere d’origine toscana conservate in collezioni straniere. Tra i lavori più importanti, esposti in Italia dopo la lunga diaspora per i musei di tutto il mondo, spicca l’inedita ricomposizione del “Dittico” recentemente attribuito al Cimabue. Tra gli altri inediti presentati, anche il “Crocifisso” del Cleveland Museum of Art con la frammentaria firma di un Michele di Baldovino fino ad oggi ignoto e il terminale di “Croce dipinta” prestato dal Museu de Belas Artes di Rio de Janeiro. Una sezione della mostra sarà, inoltre, dedicata alle arti applicate e alla pratica della miniatura. Tra gli esempi più originali di questo tipo di manufatti esposti alla rassegna: una “Croce reliquiario” in cristallo; “Corali” ed “Exultet” miniati, provenienti dalle chiese di San Nicola, San Francesco, Santa Caterina e dal Duomo di Pisa e una copiosa serie di sigilli in bronzo di Confraternite e della città di Pisa. Questi lavori sono per la maggior parte inediti e oggetto di recenti restauri. La particolarità di questa già singolare esposizione, risiede nell’ideale proseguimento del percorso espositivo. Dai lavori temporaneamente allestiti al Museo si passerà, infatti, ad una visita ai capolavori permanenti del territorio: alle opere presenti in chiese ed edifici storici.

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