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15 febbraio 2005

Le leggende di San Valentino

Di San Valentino patrono degli innamorati si è scritto molto anche se poche sono coloro i quali conoscono le leggende che hanno portato il vescovo da Di San Valentino patrono degli innamorati si è scritto molto anche se poche sono coloro i quali conoscono le leggende che hanno portato il vescovo da Terni ad essere la figura per antonomasia dell’amore. Di queste leggende la prima narra che San Valentino, sentendo un giorno bisticciare due giovani fidanzati, i quali stavano passando al di là della siepe del suo giardino, uscì loro incontro tenendo in mano una bella rosa. Il capo canuto, il volto sereno e sorridente del buon vecchio e quella rosa, tenuta in alto col gesto di donarla, ebbero il magico potere di calmare i due innamorati in lite. Quando poi egli, donando realmente quel purpureo fiore, volle che tutti e due insieme stringessero il gambo con cautela per non pungersi e spiegò il “cor unum” di due persone sposate, l’amore era tornato come prima. I due tornarono poi da lui finché, come desiderava, non fu proprio il Santo Vescovo a benedire il loro matrimonio felicissimo. La cosa si riseppe e allora fu una processione ad invocare il patrocinio di lui sulle famiglie da fondare. Il Vescovo, però, aveva anche altre occupazioni pastorali alle quali accudire, perciò stabilì per quella benedizione il quattordici del mese. Ed il quattordici del mese è restato, ma ristretto a quello di febbraio, perché in quel giorno egli andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.
La seconda leggenda che tenta di spiegare come mai il patrono di Terni sia diventato il protettore di tutti gli innamorati parte da una bella ragazza di nome Serapia, la quale abitava in una piazza di Terni, l’attuale Piazza Clai. Passava spesso di lì un giovane centurione romano, di nome Sabino, il quale la osservò più volte, poi se ne innamorò e la chiese in sposa. I parenti di lei, però, erano contrari al loro matrimonio perché Sabino era pagano mentre loro erano tutti cristiani. Allora Terapia suggerì al suo amato di andare dal loro Vescovo, Valentino, appunto, di farsi istruire e battezzare. Cosa che egli per amore di lei fece.
Ma quando questo ostacolo era stato ormai sormontato, ne sorse un altro, questa volta grandissimo. Si scoprì, infatti, che Serapia era affetta da una forma di tisi ad uno stadio molto avanzato. La disperazione dei genitori e del giovane legionario romano fu inevitabile. Fatto venire il santo Vescovo presso il letto della moribonda, Sabino supplicò il Santo che non permettesse che egli si separasse dalla sua amata. La vita senza di lei gli sarebbe riuscita un lungo martirio insopportabile. Valentino alzò le mani e la voce al Padre di tutti. Ed un sonno beatificante unì per l’eternità quei due cuori dal palpito sincrono, mentre si stringevano per l’eternità.

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