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Non dimenticare di esserci stati

Redazione Controcampus 15 Aprile 2005

Luciano Pignataro, oggi giornalista alla redazione Esteri del Mattino di Napoli di cui è stato responsabile a Salerno, autore di guide e libri sulla vLuciano Pignataro, oggi giornalista alla redazione Esteri del Mattino di Napoli di cui è stato responsabile a Salerno, autore di guide e libri sulla viticoltura del Sud.

Il 16 marzo 1980, quando fu ucciso a Salerno il Procuratore della Repubblica Nicola Giacumbi, era studente all’Università e uno dei leader del movimento studentesco. Quest’ultimo, nato all’inizio degli anni ’70 nei licei Tasso e De Santis, si diffuse rapidamente nell’arco di un decennio, la città cambiò pelle, da sonnolento borgo di provincia si trasformò in teatro di lotte sociali. Arrivarono migliaia di giovani dalla provincia, dalla Basilicata e dalla Calabria per studiare, e inoltre la nascita dell’Università fece di Salerno un polo vivace e attento al mondo che cambiava, in linea con i tempi. “Credo – dice Pignataro – che gli anni ’70 siano stati l’unico decennio del secolo, a parte il periodo della seconda guerra mondiale, in cui Salerno non sia stata ripiegata su se stessa a parlare di milza imbottita, Salernitana e San Matteo come oggi. Furono anni molto duri, di vero scontro politico e sociale. Ogni giorno c’erano cortei dentro le scuole e nelle strade, il tessuto operaio, sebbene giovane perché nato all’inizio degli anni ’60, si faceva sentire politicamente e socialmente. Queste rotture continue non erano atti indolori, anche perché avvenivano in un contesto politico di lotta vera, non finta come il teatrino televisivo-parlamentare di questi ultimi anni.”
Come si sono svolti i fatti?
Lo aspettarono sotto il portone, proprio di fronte al Tribunale e lo freddarono. Devo dire che l’indagine fu molto efficace. Noi eravamo abituati ad una polizia che pescava nel mucchio. In questa occasione, invece, le indagini furono scientifiche, professionali, efficaci: gli inquirenti scoprirono persone che ci stavano letteralmente a fianco e di cui non avevamo il minimo sospetto. Fu incredibile conoscere gli autori: erano militanti la cui matrice proveniva dai gruppi extraparlamentari, uno marxista-leninista, di cui io facevo parte, e Autonomia Operaia.
Questa intervista nasce da un episodio che ricorda il dottore Bassano, attuale direttore della mensa di Fisciano, che la vide protagonista. Di che si tratta?
Nulla di particolare. Un comizio sui tavoli della mensa in cui condannavo l’omicidio. Quando fu ucciso il dottore Giacumbi la nostra avversione fu immediata. Voglio essere chiaro senza nascondermi, come fanno in tanti oggi, in un perbenismo postumo. Il movimento non rifiutava l’uso della violenza come strumento di lotta politica: noi sostenevamo all’epoca che lo Stato non era neutrale e che avevamo il diritto di difenderci, dunque di organizzarci per difenderci. La gran parte della sinistra extraparlamentare, ha però sempre messo al primo posto la conquista del consenso attraverso gli strumenti dell’epoca e che oggi sembrano ottocenteschi: volantini, comizi improvvisati con i megafoni, riunioni, cortei, assemblee. La nostra era una attività incessante, continua, fatta alla luce del sole: il ricorso alla violenza era intesa, poi non sempre praticata però, come strumento di difesa dalle aggressioni dei fascisti e della polizia. Naturalmente, dopo 30 anni, si può discutere se fosse o meno vero, ma questa era la chiave di lettura della maggioranza dei militanti all’epoca. Nessuno di noi si è mai sognato di fare un agguato, non si giudicava questo il livello dello scontro perché, questa la nostra analisi, non eravamo affatto in un paese occupato o in una dittatura senza possibilità di espressione, i margini politici di cambiamento erano ampi, direi addirittura molto più ampi di oggi. Era uno scontro duro, ma non una guerra civile. Anche se ci sono stati molti morti. L’omicidio Giacumbi fu dunque una azione politicamente sbagliata. La nostra condanna, prima che morale, fu soprattutto politica: distribuimmo volantini e facemmo comizi contro questa azione. Gli autori forse pensavano di trovare una sponda di consenso ma furono delusi.
Quindi gli autori dell’ omicidio erano tra voi?
Sì, ma si nascondevano. Un costume esattamente opposto a quello usato negli anni Settanta. Noi urlavamo le nostre certezze, cercavamo il consenso nei modi che ho detto prima. Loro nascondevano le loro opinioni, non commentavano mai in pubblico gli omicidi dell’epoca, ne parlavano tra loro in gruppo. Devo anche dire che si trattava di semplici militanti, non avevano assolutamente funzioni di leader: nessuno di loro aveva il bagaglio culturale teorico per sostenere in dibattiti aperti, che bisognava organizzare a freddo un omicidio di un giudice, tra l’altro assolutamente sconosciuto ai più. Quando accadde ci arrabbiammo molto, il primo pensiero fu che fossero venuti da fuori. Poi, ripeto, lo stupore e la sorpresa. Io li ho rivisti dopo lo sconto della pena, neanche hanno saputo darmi una spiegazione di quel che avevano fatto. Erano delusi per la piega che avevano preso le cose, per il tradimento agli ideali della sinistra storica e reagirono così. Altri, tanti, sono finiti nel nebuloso mondo della tossicodipendenza.
Lei crede che i giovani di oggi siano un po’ distaccati da tutto ciò che li circonda? Noi di tutto questo non sapevamo nulla!
Più in generale, direi che le nostre generazioni, i 45-55enni di oggi, coltivarono il sogno che fosse possibile cambiare il mondo o quanto meno migliorarlo. Non studiavamo come adeguarci, ma la possibilità di rovesciare l’esistente. Per questo il primo distacco era dalle famiglie, la prima figura ad essere messa in discussione era il padre. Le ragazze rivendicavano la libertà di scelta dai padri, dai fratelli, dai mariti. L’opposto di oggi, che vede intere generazioni di giovani incapaci di uscire di casa e costruirsi una vita psicologicamente autonoma. Forse perché adesso i padri e le madri siamo noi, quelle generazioni Peter Pan che sono sicuramente più libere di quelle venute dopo, e non vogliamo lasciare il campo. Il problema, come ha scritto di recente Ilvo Diamanti, è che siamo una sorta di ampolla antropologica in un contesto estraneo, da chi ci precede e da chi viene dopo. Somigliamo agli ottantenni che hanno fatto la guerra mondiale e che hanno vissuto un altro periodo di rottura, la fine del Fascismo. Voi di tutto questo non sapevate nulla perché non ve ne può fregare nulla, soprattutto, non vi serve a nulla. Avete, credo, problemi più seri di quelli che abbiamo affrontato noi: perché prima c’era un contesto con cui fare i conti, adesso ci sono il nulla, l’insicurezza, la precarietà. Siete soli in un mondo politico dove non si ha più remora ad ostentare la ricchezza, in cui terze a quarte file parlano senza documentarsi, senza progetti. La società non è più un campo dove disporre la squadra e giocare la partita, ma una giungla individualista dove tutto è permesso.
Lei crede che questo distacco dalla realtà dell’epoca sia motivato dal periodo storico in cui viviamo?
Appunto. Noi volevamo un cambiamento, in parte lo abbiamo avuto anche se non nei termini che speravamo. Ma oggi in quale cambiamento è possibile sperare? O, meglio, in quale miglioramento? Siamo in una fase storica di ripiegamento, come sempre accade nella storia umana dopo momenti di cresciuta e di rottura.
Una curiosità: ma lei è ancora comunista?
Sicuramente sono sempre marxista.

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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto