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14 giugno 2005

Falliscono i referendum

Sconfitta doveva essere e sconfitta è stata per i fautori del movimento referendario che vedono il dato elettorale dell’affluenza definitiva sfiorare Sconfitta doveva essere e sconfitta è stata per i fautori del movimento referendario che vedono il dato elettorale dell’affluenza definitiva sfiorare il 26%. Resta, così, invariata la legge 40 sulla fecondazione assistita, una legge approvata con una maggioranza trasversale che aveva visto uniti i cattolici di entrambi gli schieramenti i quali, alla vigilia della consultazione referendaria, avevano invitato tutti a non recarsi a votare. I referendari, Pannella (Radicali) in testa, si aspettavano che la battaglia sarebbe stata difficile, ma stimavano l’affluenza intorno al 40%, un risultato che, pur non modificando tout court l’attuale legge, ne avrebbe, certo, giustificato un dibattito parlamentare con eventuali correzioni, provvedimenti che, allo luce del dato elettorale, cadranno nel dimenticatoio. “Sapevo che la battaglia sarebbe stata difficile, se non impossibile – ha dichiarato Piero Fassino, segretario DS, fautore del SI – ma, a volte, per gli ideali, bisogna affrontare anche le battaglie che sono già perse”. Nonostante la debacle, esce come vincitore morale Gianfranco Fini, presidente di AN, che, in barba alla linea scelta dal partito, aveva dichiarato la sua adesione ai referendum; l’ex “figlio della lupa” si affranca così dalla figura del suo padre ideologico Giorgio Almirante, compianto e “illuminato” segretario del MSI, il quale, pur essendo a favore del divorzio, fu costretto, nel 1974, a pronunciarsi contrario, soggiacendo alle logiche degli interessi di partito. Comincia, così, una stagione nuova per Alleanza Nazionale, una stagione di confronti e verifiche quali non se ne vedevano più dal congresso di Fiuggi che segnò il passaggio da Movimento Sociale ad Alleanza Nazionale e la scissione dei “nostalgici” di Pino Rauti: già ieri Giorgio Alemanno, vicepresidente del partito e leader della corrente “Destra Sociale”, si è dimesso dalla carica. Suonano a festa, e non poteva essere altrimenti, le “campane” della CEI, musica per le orecchie del cardinale Camillo Ruini, inconsuetamente raggiante: “Io non ho combattuto per vincere – afferma il porporato – non ho vinto, ho cercato soltanto di fare il mio dovere di vescovo e di ascoltare la mia coscienza di uomo, di cristiano, di cittadino. Gli italiani si sono dimostrati un popolo maturo. La laicità dello Stato non va intesa come l’estromissione delle religioni dalla sfera pubblica e civile, ma piuttosto come libertà per tutti, per la Chiesa come per chiunque altro, di avere qualcosa da proporre alla gente. Escludo ogni nostro programmato intervento contro la legge 194 (la legge sull’aborto, ndr). Siamo contro l’aborto ma non vogliamo modificare la normativa. Auspicheremmo soltanto che nella sua applicazione si tenga conto il più possibile della importanza di favorire la vita”. Intanto cominciano a profilarsi le prime fughe all’estero da parte delle coppie “alla ricerca di un figlio”: Svizzera, Slovenia, Spagna e Inghilterra sembrano i paesi più gettonati in quanto offrono libertà nella ricerca, tecnologie all’avanguardia e prezzi accessibili, o quasi. “La legge 40 divide di nuovo i ricchi dai poveri, i più forti dai più deboli – dichiara Filomena Gallo di Amica cicogna – perché non tutti avranno soldi, tempo e forza per affrontare in un paese sconosciuto l’iter, difficilissimo, della procreazione assistita”. La diaspora, probabilmente, non riguarderà solo gli “utenti finali”, ma anche i ricercatori: “La scienza italiana pagherà un prezzo molto alto a cominciare dal ritardo che inevitabilmente accumuleremo nella ricerca sulle cellule staminali embrionali – afferma Carlo Flamigni, precursore della procreazione assistita in Italia – ricercatori potrebbero decidere di lasciare il nostro Paese per continuare i propri studi all’estero. All’Italia toccherà importare le scoperte di paesi più liberali”.

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