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23 giugno 2005

Il derby degli ultras

La finale play-off tra Avellino e Napoli che ha decretato la promozione in serie B della squadra irpina, oltre al suo valore puramente agonistico ha
La finale play-off tra Avellino e Napoli che ha decretato la promozione in serie B della squadra irpina, oltre al suo valore puramente agonistico ha una valenza particolare per quella frangia di tifosi comunemente definiti ultras. Essere ultras esserlo nella mente, così recitava uno striscione esposto dagli ultras cagliaritani, ed è proprio questa l’essenza del movimento ultras. Ultras 365 giorni all’anno, ultras nella vita, nei modi di fare, di ragionare, molti i giovani che hanno scelto di appartenere a questa “sottocultura”. Il movimento ultras nasce intorno agli Settanta, periodo di fermento giovanile, quando gruppi di giovani si organizzano dandosi una denominazione e giurando fedeltà ai colori della propria squadra. Gli ultras, da allora, sono stati etichettati dall’immaginario collettivo come la parte violenta del tifo. Ma indagando a fondo questa sottocultura ci si rende conto che le cose non stanno in tal modo, anche se a volte al centro di fatti poco piacevoli, gli ultras macinano chilometri superano ostacoli ,per seguire la propria squadra ed per questo che va reso il giusto tributo a questa gente che vive per onorare i colori di una maglia. Sicuramente gli ultras di Napoli ed Avellino rispecchiano le suddette caratteristiche e ne hanno dato mostra anche quest’anno, in un campionato di C che per la prima volta vedeva squadre del sud e del nord confrontarsi. Ciò ha significato ulteriori sacrifici per gli ultras (vedi le trasferte di Padova ,Reggio Emilia ,Cittadella), che uniscono alla distanza geografica anche un forte dispendio economico. Sempre al fianco della propria squadra, gli ultras attendevano con trepidazione il match-clou del “Partenio”. Mobilitazione massiccia delle forze dell’ordine per una gara definita, comunque, a rischio dopo i fattacci della gara di andata dello scorso campionato, quando perse la vita un giovane tifoso partenopeo: Sergio Ercolano. Gli ultras avellinesi presidiano la curva sud già dalle ore 11,30. Gli ultras azzurri iniziano ad arrivare nel capoluogo irpino intorno a mezzogiorno. Qualche scaramuccia con le forze dell’ordine nell’area riservata ai supporters napoletani, niente di preoccupante. Tutto sommato tra le due tifoserie non c’è astio, sia ben chiaro neanche un gemellaggio, e infatti tutto procede bene fino all’ingresso sugli spalti di entrambe le tifoserie. Prima dell’inizio della gara un coro ha unito le due tifoserie: ”onoriamo Sergio Ercolano”. All’ingresso delle squadre, ore 16:00, spettacolare coreografia della sud avellinese, con un bandierone centrale raffigurante la torre dell’ orologio (monumento della città irpina) contornato da cartoncini verde chiaro e verde scuro, sotto la frase: ”I tuoi quadranti testimoni della nostra storia, segnino l’ora della vittoria”. Ottimo il colpo d’occhio anche dei partenopei, uno striscione, al centro della curva recitava: ”Assalto alla categoria”. Tifo vocale massiccio da una parte e dall’altra, irpini migliori sotto l’aspetto sonoro, partenopei inimitabili nei battimani. Tutto procederà bene fino al fischio finale, quando qualche “cane sciolto” di fede azzurra, visto il risultato invade il campo per distruggere gli altoparlanti e lanciare alcuni fumogeni contro la celere che si limita a controllare la situazione. Le due tifoserie non entrano mai in contatto anche dopo la massiccia invasione di campo degli avellinesi. Derby, quindi,spettacolare in campo , ma soprattutto sugli spalti.
Antonello Plati

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