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23 luglio 2005

35° GFF verso la conclusione

Si avvia alla conclusione il 35esimo Festival del Cinema di Giffoni. I ragazzi di tutte le categorie in concorso sabato mattina saranno chiamati ad esSi avvia alla conclusione il 35esimo Festival del Cinema di Giffoni. I ragazzi di tutte le categorie in concorso sabato mattina saranno chiamati ad esprimere le loro preferenze e decretare i vincitori. E chi meglio dei giurati stessi può parlare dei film in concorso, visti in questa settimana intensa ed emozionante?! È dalle voci Federica C., Camilla e Federica, tre ragazze della categoria Y-Gen (Young Generation), che vogliamo quindi scoprire i film che più hanno lasciato un segno nell’anima dei giurati.
Si parte da quella che sembra essere la pellicola favorita per la vittoria finale, Napola, film tedesco di Tennis Gansel. Nella Berlino del 1942, con il nazismo all’apice del potere, si intrecciano le vite di due diciassettenni, Friedrich, pugile di talento, che entra per la sua bravura a far parte della scuola Napola, dove si formano gli ufficiali del terzo Reich, e Albrecht, figlio di un ufficiale nazista ma di idee del tutto contrapposte a quelle del padre. La loro amicizia crescerà nel conflitto mondiale, fino a che Albrecht non riuscirà più a sopportare la violenza che veniva insegnata nella scuola e si toglierà la vita. Da questo gesto Friedrich capirà che il rispetto per l’uomo è il valore più importante da imparare.
La prima delle tre giurate a pronunciarsi su questo film è Camilla: Emozionante, raramente piango al cinema ma stavolta qualche lacrima l’ho versata. Penso che la parte più emozionante sia stata quella in cui la macchina da presa indugiava sugli sguardi dei personaggi, il film è proprio basato su questo continuo gioco di sguardi che ha mi ha dato le emozioni più forti. Il protagonista, Friedrich è il personaggio più rappresentativo perché nonostante sia un bravo atleta e per questo una persona all’apparenza forte, racchiude tutte le insicurezze e i desideri dei giovani della sua età. La strada che sceglie può sembrare che porti ad un futuro certo, ma in realtà il futuro lo costruirà con le esperienze, soprattutto grazie all’amicizia con Albrecht.
Ma la scelta di entrare a far parte della scuola nazista allora è volontaria? I ragazzi sapevano quello a cui andavano incontro?
Federica C: La scelta dei ragazzi è forzata, uno dei protagonisti, Albrecht è figlio di un ufficiale quindi è suo padre che lo costringe ad entrare alla Napola. Le sue idee si scontrano duramente con quelle del padre e della scuola e lui si dispera e alla fine si suicida, è l’unica via di fuga. Tuttavia nemmeno dopo morto suo padre lo comprende, infatti lo considera solamente un debole.
Passiamo a sentire cosa ne pensa invece Federica di un altro film in concorso, Niceland dell’Islandese Fridirik Thor Fridriksson, la storia d’amore tra due giovani handicappati Chloe e Jed, messa in crisi da un evento all’apparenza banale, la morte del gatto di Chloe causata da Jed, ma che fa perdere alla ragazza l’unico legame affettivo che aveva. Jed cerca aiuto in un personaggio un po’ ambiguo, Max, un uomo che vive fra i relitti di vecchie auto, convinto che conosca il modo per far riprendere Chloe.
Federica: credo che sia un film orribile! È storia d’amore tra due ragazzi ritardati, ma i loro amore diventa un tema secondario. Si cerca di creare una morale posticcia che è anche abbastanza oscura. I molti simbolismi rendono il film di difficile comprensione al grande pubblico, e c’è un tentativo troppo forzato di fare della filosofia. Un film noioso!
A spezzare una lancia in favore di Niceland ci pensa Camilla: la recitazione secondo me è stata stupenda, e poi è interessante portare sullo schermo il tema di un amore diverso.
Passiamo ora a Zhoorek, pellicola polacca di Ryszard Brylski, che racconta la storia di due donne, Halina e Iwonka, madre e figlia. Iwonka ha una bambina ma si rifiuta di dire ad Halina chi sia il padre. Le due donne partono alla ricerca dell’uomo, in un viaggio che rappresenterà una crescita per entrambe.
Camilla: il film è stato molto interessante, si sviluppa metaforicamente e materialmente lungo un binario del treno. All’inizio e alla fine infatti le protagoniste vi camminano per simboleggiare il percorso di ricerca durante la loro avventura di un padre per il figlio di Iwonka, che si conclude però in una maggiore scoperta di se stesse. Le due donne fanno cercano l’identità di quest’uomo, ma è la loro identità che alla fine troveranno, anche se il finale è aperto a più interpretazioni. Un film che comunque mi ha colpita.
Federica: è interessante però andare a guardare anche la rappresentazione ironica che si dà della religione, che sembra avere tutte le risposte, ma che in questa situazione si trova spiazzata ed impotente. L’unico difetto del film è che i molti simbolismi a volte non permettono a tutto il pubblico di comprendere a fondo il messaggio che vuole trasmettere, c’è molto sottinteso e non è sempre facilmente accessibile.
Federica C.: è interessante riflettere sul tema della ricerca dell’identità del padre del bambino; in questo periodo in cui si parla sempre di più di fecondazione assistita, di concepimento in vitro, mi sembra un argomento molto attuale da affrontare anche nel cinema e questo film permette una riflessione anche su questo.
Andiamo avanti con The Smile of the Monsterfish, film tedesco di Till Endemann che narra di Malte, un ragazzo che vive sull’isola di Usedom (al confine tra Germania e Polonia) con il padre alcolizzato e cerca di guadagnare qualcosa lavorando dove capita per andare poi via di casa. Un giorno però torna a casa sua madre, scappata anni prima nella Germania dell’Ovest, e porta con se un ragazzino di 5 anni, Lukas. Nello stesso periodo Malte si innamora di Annika una turista in vacanza sull’isola. Grazie a lei ed a Lukas, Malte finalmente riuscirà a diventare grande davvero.
Federica C: Il protagonista ha molti problemi in famiglia e li supera grazie alla collaborazione di un ragazzino che nonostante sia un bambino gli fa capire meglio la sua vita. È fondamentale una frase che gli dice: “I pesci degli abissi vivono nell’oscurità ma brillano di luce propria” ed è questo il messaggio che Malte deve cogliere per riuscire a superare le difficoltà che lo circondano.
Camilla: i realtà il film non ha soddisfatto in tutti i punti, mi ha lasciato dei dubbi. La cosa che ho apprezzato di pi è di carattere tecnico, è l’utilizzo della camera a mano che si muoveva vorticosamente, in maniera nervosa; secondo me il regista è riuscito così a rappresentare l’ansia e la mancanza di punti di riferimento fissi da parte del protagonista.
Concludiamo con un altro film in lotta per la vittoria, l’inglese Love+Hate di Dominic Savane. È la storia di un amore tra Adam, un ragazzo inglese e Naseema, una ragazza pakistana nella cornice di una città industriale inglese dove sono molto forti le tensioni sociali tra immigrati e popolazione locale. Adam ha un atteggiamento fortemente razzista dovuto all’educazione avuta in famiglia, ma quando si innamora di Naseema le sue certezze iniziano a vacillare. La scelta di vivere questo amore con la ragazza, porterà ai due a molteplici conflitti con la comunità in cui vivono.
Federica: Storia scontata forse banale, amore fra una ragazza Pakistana e uno Inglese, conflitto sociale, sembra già vista. Ciononostante i temi sono molto attuali e nel film si fa chiaro riferimento al problema del terrorismo derivato dall’11 settembre, ed alla guerra in Iraq . Molto spesso in questi conflitti si tende a mettersi dalla parte del più forte, perché a lui è dato il diritto di fare tutto, di prendere le decisioni sul futuro di tante altre persone, come fanno ad esempio gli Stati Uniti in questo ultimo periodo. È stato un film che però non mi ha colpita particolarmente.
Federica C.: mi ha impressionata molto il commento di una ragazza albanese nel pubblico. Lei è rimasta colpita dalla vendetta compiuta da un gruppo di pakistani contro degli inglesi colpevoli di aver insultato una ragazza pakistana. In Albania, ha detto questa ragazza, è molto importante la famiglia e reazioni del genere sono all’ordine del giorno e lei le capiva, quasi le giustificava. Io però non mi trovo d’accordo con questo tipo di reazione, la violenza genera solo altra violenza.
Che altro dire…vinca il migliore!

Gaetano Maiorino

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