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4 luglio 2005

Ultimo saluto ad Alberto Lattuada

13 Novembre 1914, Milano, Italia – 3 Luglio 2005, Roma, Italia
Si è spento nella mattinata di Domenica 3 Luglio nella sua casa della campa
13 Novembre 1914, Milano, Italia – 3 Luglio 2005, Roma, Italia
Si è spento nella mattinata di Domenica 3 Luglio nella sua casa della campagna romana, Alberto Lattuada.
Regista e sceneggiatore italiano. Colto, letterato, giornalista in gioventù ma anche fotografo, architetto. Il cineasta fondò, con Mario Ferrari e Luigi Comencini, la Cineteca Italiana di Milano, della quale fu presidente. Esordì sul grande schermo prima come sceneggiatore, nel 1941, in “Piccolo Mondo Antico” di Mario Soldati e collaborò anche con Poggioli. L’anno dopo, eccolo dietro la macchina da presa in “Giacomo l’idealista”, inserito dalla critica nel cosiddetto filone calligrafico: d’ispirazione letteraria, con grande introspezione psicologica nei personaggi da parte del regista. Lo stesso anno pubblica anche un testo di sue fotografie, intitolato “Occhio Quadrato”. Sempre aperto alle influenze del cinema europeo e al senso di spettacolarità proprio di quello americano, fu uno dei maggiori esponenti del neorealismo italiano, cui diede un importante contributo personale, soprattutto in ottica hollywoodiana. Nel 1947 uscì “Il bandito”, storia di un reduce di guerra, interpretato da Amedeo Nazzari. Una pellicola intrisa di un neorealismo moraleggiante. Amaro e disincantato come risulta “Luci” nel 1951. Tra le sue produzioni degli Anni Sessanta due film gialli come “L’Imprevisto” e “Il Mafioso”, usciti rispettivamente nel 1961 e 1962. Diresse spesso grandi interpreti femminili, dall’indimenticabile Anna Magnani a Giulietta Masina, da Catherine Spaak a Clio Goldsmith, da Nastassja Kinski a Dalila Di Lazzaro. Amava profondamente la letteratura e non mancò di riduzioni di opere celebri quali, ad esempio, “La Lupa” del 1952, “La Tempesta” del 1958, “La Mandragola” del 1965. Nel filone romantico adolescenziale, Lattuada trovò un proprio spazio poetico. Diresse “Venga a prendere un caffé da noi” nel 1971, un melodramma rosa come “La Cicala”, 1980, fino alla commedia “Una spina nel cuore”, 1986, con Anthony Delon. Nel 1963, per “Il Mafioso”, vince il Golden Seashell, al San Sebastian Film Festival. Segnò il ritorno ad un cinema modellato sul melodramma e sul fotoromanzo. Intanto trovò il tempo di scrivere poesie e racconti, di pubblicare taccuini di viaggio e libri di fotografie. Per la rete 2 della RAI ha realizzato nel 1985 un “Cristoforo Colombo” in quattro puntate.

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