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26 agosto 2005

Postiglione: Meeting “terra e sapori”

Organizzato dal consorzio “Bioalburni”, a Postiglione, con inizio alle 19.30, va in scena il meglio della produzione agroalimentare, e non solo, dellaOrganizzato dal consorzio “Bioalburni”, a Postiglione, con inizio alle 19.30, va in scena il meglio della produzione agroalimentare, e non solo, della zona. Esporranno le loro produzioni ed attività: Cantina ValCalore, Concabi, Marrone di Roccadaspide, Cooperativa Sociale del Fagiolo di Controne, Grotte di Castelcivita, gli agriturismi Sorgituro e Sicinius, Pro Loco di Felitto, Panificio Stellavato, caseificio Domenico Romagnuolo, Panificio Annembo, gelateria Rosolia, consorzio del carciofo Bianco di Pertosa e ristorante La Doga.
Il 27 agosto, alle 19.30, convegno conclusivo introdotto da Angela De Robertis, con Carmine Cennamo (sindaco di Postiglione), Attilio Tancredi (sindaco di Castelcivita), Luigi Scorziello e Daniele Petrone (presidenti provinciali organizzazioni professionali agricole), Nunzio Gaudioso (presidente della comunità montana degli Alburni). Conclusioni a cura dell’assessore provinciale all’agricoltura Corrado Martinangelo.

Durante la manifestazione previsto un servizio di ristorazione con ticket “politico”.

IL CONTESTO
Sicignano degli Alburni e Postiglione, piccoli paesi di circa 2000 abitanti in provincia di Salerno, sono situati in un territorio di alta collina compreso nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Il territorio si estende alle falde del Monte Alburno, montagna generosa di frutti di bosco e di fauna autoctona, ricca di acque sorgive che lo attraversano rendendo la terra produttiva. Unico dei pochi luoghi in Italia ad ospitare la lontra che in questi luoghi ritrova il proprio habitat naturale. L’altitudine di tale territori favorisce le coltivazioni biologiche, irrigate con acque di sorgenti.

LE PRODUZIONI
L’intera area Calore – Alburni, soprattutto nella valle del fiume Calore, caratterizzata dalle coltivazioni d’olivo, nelle quali la raccolta avviene esclusivamente per brucatura a mano o con macchine agevolatrici, raramente sono presenti reti, sotto gli olivi, per la caduta naturale.
Numerose sono anche le aziende con sistema di coltivazione biologico, in quanto l’ecosistema ne favorisce l’applicazione.
A Castel San Lorenzo i vini prodotti con la denominazione D.O.C.
sono la Barbera, il Rosso, il Bianco, il Rosato ed il Moscato nelle versioni spumante e lambiccato. Proprio nello spazio antistante la Cantina Sociale, si svolge ormai da diversi anni ad Agosto, riscuotendo grosso successo, la sagra dei 7 Fantastici Vini DOC , giunta quest’anno alla VI edizione. I piatti proposti in questa occasione sono i cavatelli (scazzatielli) e i ravioli con la ricotta (bucchinotti) dolci o salati conditi con ragù.
A parte i vini è possibile degustare a Castel S.
Lorenzo degli ottimi insaccati: prosciutti, salsicce, soppressate e formaggi, tra i quali un posto di primo piano spetta al capocollo Castellese.
Particolarmente ricca è la cucina di Bellosguardo che conserva ancora intatta l’antica e genuina semplicità. Qui si possono gustare le specialità tipiche della cucina locale, quali “fusilli”, “scazzatielli” e “cavatielli”,naturalmente preparati a mano, conditi con ragù, pecorino e ricotta salata; “vermicelli con la pariatella”, “bucatini ammullicati” e “timballi di tagliolini”.
Come secondi piatti gustosissimi sono la “braciola al ragù”, “l’agnello alla brace” e il “capretto al forno”; da non trascurare anche la grande varietà di dolci, tra i quali fa da regina la sfogliatella.
Si possono, inoltre, trovare ottimi vini e olio extra vergine d’oliva di primissima qualità.
A S. Angelo a Fasanella la popolazione prevalente dedita all’agricoltura ed alla pastorizia, ottimi, quindi, i formaggi prodotti, tra i quali caciocavallo, ricotta e pecorino. Quest’ultimo si presenta nella tipica forma cilindrica con una crosta dura e rugosa di colore giallo; ha un sapore persistente tendente al piccante, se ben stagionato, e un odore pungente ricco di aromi dovuti al pascolo. Può essere consumato fresco, come formaggio da tavola, o dopo un periodo di lunga stagionatura grattugiato sulla pasta a mano, facile da trovarsi in tutta l’area, per esaltarne il gusto.
La dieta mediterranea

Nel 1954 veniva descritta per la prima volta, in un piccolo paese del Cilento (Rofrano in provincia di Salerno) quella che diventerà in seguito una famosa “invenzione” di un illustre Fisiologo Americano: la dieta mediterranea.
Di cosa si tratta. Come dice Keys (1997):” pasta in many forms, leaves sprinked with olive oil, all kinds of vegetables in season, and often cheese, all finished off with fruit and frequently was-hed down with wine” (vari tipi di pasteasciutte, ortaggi a foglia conditi con olio di oliva, tutti gli ortaggi di stagione, spesso il formaggio, la frutta che conclude il pasto e il vino che lo annaffia!). Nella dieta mediterranea del Cilento nel 1954 i cereali sotto forma di pane e di pasta (spesso fatta in casa, “le llane” che accompagnavano i fagioli) rappresentavano oltre il 60% delle calorie totali che venivano assunte con i pasti.
L’incidenza della patologia cardiovascolare nel Cilento è tra le più basse d’Italia, ma l’alimentazione non sarebbe molto differente da quella del resto del Paese! E’ pur vero però che, come sottolinea Vito Teti, sia la fame che l’abbondanza, sia l’alimentazione quotidiana che quella festiva del Cilento non possono essere comprese soltanto attraverso l’elencazione e la descrizione dei prodotti della dieta o della energia e dei nutrienti con essa apportati. Le abitudini alimentari delle popolazioni vanno infatti anche riportate a uno stile di vita, a una cultura, a dei modi di essere che si sono affermati nel corso di una lunga e controversa storia. Questo nuovo modo di vedere l’alimentazione allarga notevolmente l’interpretazione che di essa se ne può dare anche nel campo della salute. Ed ecco che i tratti che caratterizzano il mangiare Cilentano o in termini più ampi il mangiare e la dieta mediterranea, quali la convivialità, il mangiare in famiglia, il consumare il pasto all’aperto, l’accompagnare il pasto con canti e danze sono oggi considerati elementi importanti, per lo meno della stessa importanza di quelli di carattere biologico quali iperglicemia, ipertensione, obesità etc.., per gli effetti che possono avere, protettivi i primi e di rischio i secondi, nei riguardi di vari tipi di patologia degenerativa (malattie cardiocircolatorie e cancro) verso le quali queste popolazioni sembrano essere assai protette.
Nel Cilento, mezzo secolo fa, le popolazioni agricole vivevano essenzialmente dell’agricoltura per cui “quando si faceva giorno si andava sui campi e quando giungeva la notte si andava a dormire”. Il lavoro era pesante e la vita di relazione non dava spazi alla competizione tra gli individui e alle frustrazioni degli uni rispetto agli altri. Era presente una notevole rassegnazione della condizione umana a cui era necessario abituarsi. Si nasceva; si viveva, spesso con l’unico miraggio di emigrare e quando si tornava (se si tornava) si era già vecchi! Questo stile di vita si rifletteva in tutti i comportamenti delle persone, tra cui lo stile alimentare e la frugalità del pasto che accompagnava come ancora oggi accompagna il rigore nelle preparazioni del cibo. Si preparava e si prepara quello che si mangia, si mangia quello che viene messo nel piatto (generalmente da parte di chi cucina) e non si lascia nel piatto quello che si è ricevuto. Ed è perciò un rigore che non dà grandi spazi agli sprechi! Non si riporta al giorno dopo parte o tutto di quello che si è preparato per il pasto della giornata e il frigorifero non è la dispensa degli “avanzini”!

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