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20 settembre 2005

Gran Bretagna: mangiamo equo e solidale

Nel 2004 gli Inglesi si sono aggiudicati il primato come maggiori sostenitori al mondo del commercio equo e solidale. A quanto pare, il popolo che da Nel 2004 gli Inglesi si sono aggiudicati il primato come maggiori sostenitori al mondo del commercio equo e solidale. A quanto pare, il popolo che da sempre si è distinto per il maggior consumo di junk e fast food, si è aperto ad un consumo critico e di “qualità”. Lo attesta uno studio della Fairtrade Foundation pubblicato la primavera scorsa. I risultati di tale studio attestano un incremento della vendita dei prodotti del marchio Fairtrade in Gran Bretagna del 50% nel corso dell’anno considerato, rispetto al precedente (parliamo di una cifra che si aggira intorno ai 200 milioni di euro). I prodotti privilegiati sono risultati essere caffè e banane. Ma anche tè e cioccolato non sono stati da meno. Una parte rilevante hanno giocato le grandi catene di ristorazione, come la Starbucks, che hanno adottato come materie prime per le bevande in tazza, da servire nei loro ristoranti, i prodotti della Fairtrade. Tra gli oltre ottocento prodotti “equi e solidali”è possibile annoverare anche fiori, vini e olii. L’etichetta apposta su detti prodotti, quella della Fairtrade, assicura tangibile aiuto alle popolazioni di quarantanove Paesi in via di sviluppo(oltre 5 milioni di persone). Tale obiettivo è perseguito attraverso forme di cooperazione sostenibile. Il tentativo è quello di fornire a queste popolazione un’alternativa concreta ed uscire da una crisi economica attraverso la creazione di cooperative o associazioni a base democratica. La tutela di queste nascenti micro-democrazie è assicurata e tutelata tramite pre-fianaziamenti e retribuzioni quantomeno dignitose.

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