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22 settembre 2005

Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Dopo i fortunati LM “Harry Potter e la pietra filosofale” (2001) e “Harry Potter e la camera dei segreti” (2002) tratti dai romanzi della scrittrice
Dopo i fortunati LM “Harry Potter e la pietra filosofale” (2001) e “Harry Potter e la camera dei segreti” (2002) tratti dai romanzi della scrittrice Joanne K.Rowling, nel 2004 Alfonso Cuaròn firma “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” terzo episodio della saga del piccolo maghetto britannico. Giunto al terzo anno della scuola di Magia di Hogwards, Harry con i suoi amici fidati Hermione e Ron, dovrà affrontare il triste ricordo della perdita dei genitori e la minaccia rappresentata da Syrius Black pluriomicida ritenuto responsabile della morte dei coniugi Potter. Per i primi due episodi la regia era stata affidata a Chris Columbus, che puntava molto alla valorizzazione dell’interiorità dei personaggi e all’esaltazione del carattere fantastico-avventuroso della storia sempre impreziosita da splendidi costumi e spettacolarità gotica. Diversa invece è l’impronta data al 3° episodio da Cuaròn che punta più ad impressionare e spaventare con licantropi, ippogrifi e dissennatori piuttosto che descrivere la crescita dei personaggi. Poco accento sull’azione, poca coerenza spazio-temporale, poca chiarezza per una storia resa complicata e a tratti incerta, che lascia “intravedere” ma non spiega la realtà delle cose. Troppa velocità in scene che richiedono lentezza per la loro comprensione e troppa lentezza su particolari che potevano essere sorvolati. Inoltre i personaggi sembrano assenti e assorti, non scossi dagli eventi ma troppo lucidi e riflessivi: questo perché il regista non da’ importanza e non trasmette i loro sentimenti e le loro emozioni, il tutto mentre Harry Potter passa la maggior parte dell’episodio a svenire continuamente… Caotico e un po’ vuoto, non regge le aspettative e non è all’altezza della narrazione della Rowling.

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