• Google+
  • Commenta
4 settembre 2005

Karol il Grande

Alle 21.37 di sabato 2 Aprile, si è spento nel suo alloggio in Città del Vaticano Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Vescovo di Santa Romana ChiesAlle 21.37 di sabato 2 Aprile, si è spento nel suo alloggio in Città del Vaticano Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, Vescovo di Santa Romana Chiesa. Si era insediato nella Santa Sede il 16 Ottobre 1978 ed aveva condotto la cristianità oltre la Guerra Fredda, fino al nuovo millennio. Da tempo era malato il Pontefice polacco; già il mese scorso si era temuto per lui, quando era stato ricoverato d’urgenza al Policlinico Gemelli. Aveva voluto fortemente tornare in Vaticano, in mezzo alla sua gente, ai suoi figli, ai suoi giovani, per le celebrazioni pasquali. Poi, giovedì 31 Marzo le sue condizioni sono peggiorate, è iniziata una lunga agonia ed i suoi giovani si sono raccolti attorno a lui. Erano un milione sabato sera, quando il fido Joaquin Navarro Walls è uscito dall’alloggio ed ha annunciato al mondo che “il nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo II è tornato alla casa del Padre”. È seguita una notte intensissima, in cui si sono confusi applausi, lacrime, canti, preghiere. Roma si è riversata in Piazza San Pietro, con lo sguardo verso quella finestra da cui Lui si affacciava. Le ore sono passate lente ed il tempo si è dilatato nello spazio, tra Cracovia, Parigi, Madrid e tutto il mondo cristiano che tanto lo aveva amato. È durato oltre ventisei anni il pontificato di questo grande Papa; meglio hanno fatto solo Paolo IX e San Pietro. In questi anni, Giovanni Paolo II si è distinto per la capacità comunicativa, che lo ha portato tra la gente di tutto il mondo grazie ad un opportuno sfruttamento dei media, ma anche perché la gente, la sua gente voleva davvero sentirla. Ed allora ecco che ha iniziato una lunga serie di viaggi, dalla Polonia (due volte) al Canada, dal Messico all’Africa, dagli Stati Uniti ad Israele . . . Si, perché in occasione del Giubileo del 2000 si è recato anche in Terra Santa, a pregare ai piedi del Muro del Pianto, a ripercorrere la Via Crucis, primo Papa a farlo. È stato anche il primo Papa ad entrare in una Moschea, è volato a Cuba ad incontrare Fidel Castro, si è schierato contro al guerra, qualunque essa fosse, ha gioito alla caduta del comunismo, arrivata senza l’utilizzo delle armi atomiche. Lui, polacco che si era visto strappare il padre dalla Seconda Guerra Mondiale, che aveva frequentato il seminario clandestinamente ed era stato quasi ucciso in quel periodo. Così come successivamente quando, già sul trono pontificio, era stato vittima di un attentato, salvato dalla divina provvidenza. Ha adempiuto alla sua missione di servo di Cristo Karel Wojtyla, ha provato a farlo fino all’ultimo, come quando nei giorni precedenti la fine, ha tentato di parlare ancora al popolo di Dio. Non ci è riuscito ed ha espresso il suo rammarico chiaramente. In questi giorni, tutto il mondo è andato a rendergli omaggio. Folle di pellegrini hanno invaso San Pietro per dargli l’ultimo saluto. Veglie si sono fatte per non lasciarlo solo nei momenti del passaggio a nuova vita. Perché questa è stata l’idea dominante: il Papa non è morto, è ancora tra noi; serenità è stata professata dai cattolici, sentimento forte di un momento di fragilità. Difficile soprattutto per i nati dopo il 1978, per chi non ha conosciuto altro Papa che Lui ed ora si interroga se sarà possibile trovare un sostituto all’altezza. I 166 porporati membri del Conclave che inizierà il 18 Aprile, dovranno fare la loro scelta con più oculatezza che mai. Già si fanno i primi nomi: dal “nostro” Dionigi Tettamanzi al nigeriano Francis Arinze. Ma bisogna ricordare che l’elezione del Papa polacco fu una sorpresa, che è presto per fare previsioni e, soprattutto, è inutile. Nel frattempo è stato aperto il suo testamento, scritto durante ventuno anni, che lanciava l’ultimo messaggio al mondo, un messaggio come sempre di pace, serenità e, come amava dir lui, “letizia”. In quella ore sbarcavano a Roma i rappresentanti di tutte le nazioni per dare l’estremo saluto, in occasione della cerimonia funebre svoltasi nella mattinata di venerdì 8, a cui hanno partecipato uomini che lontano dallo Stato pontificio se ne dicono e se ne fanno di tutti i colori. Da Bush (senior e junior) al Re di Spagna, da Carlo d’Inghilterra al Re di Giordania, da Clinton a Shiraq, tutti insieme uniti in un solo sentimento. A Roma allora c’erano oltre tre milioni di persone, tra cui tantissimi giovani. Questo ha stupito, forse, più di tutto. Giovani hanno riempito il cuore del Papa per anni e giovani si sono raccolti in questi giorni, col cuore pieno dell’amore ricevuto dal Papa negli anni. Giovani che già ne invocano la beatificazione.

Google+
© Riproduzione Riservata